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NEWS ANTROPOLOGIA

Maggio 2006 - Fonte:

Un antico europeo nel cuore dell'America

E' uno scheletro di 9.200 anni fa, uno dei più antichi e completi mai ritrovati nel Nord America, inesauribile fonte di notizie sulla controversa questione circa l'identità dei primi abitanti del nuovo continente.
Lo chiamavano "Kennewich Man" dalla città dove fu scoperto nel 1996, sulle rive del fiume Columbia. Per le tribù indiane era l'antenato per antonomasia, essi lo volevano lasciare riposare in pace, ma dopo nove anni di battaglia legale ha vinto la scienza, e dall'estate 2005 un pool di undici ricercatori lo ha analizzato in ogni particolare, e ha da poco reso pubblici i primi sorprendenti risultati. Il suo corpo fu sepolto intenzionalmente sulla riva del fiume, la sua non fu una morte accidentale come si era sospettato. Aveva meno di 40 anni e nel fianco aveva conficcata una punta di lancia, ma l'incidente era accaduto quando l'uomo aveva 15 o 20 anni. Non fu quindi la causa della sua morte. Mancano informazioni precise su dove l'uomo era vissuto, quale fu la sua alimentazione, da dove veniva. Le analisi chimiche delle ossa e dello smalto dei denti ci daranno queste risposte nel prossimo futuro. Resta da chiarire anche come mai la forma del cranio è stretta e allungata, "cauicasoide", non affine a quella degli indiani d'America ma piuttosto agli Ainu. Sarà forse la soluzione dell'enigma sull'identità dell'uomo e degli americani. Lo studio sarà facilitato dalle Tac tridimensionali.

Fonte: ANSA 16 novembre 2006:

 Decifrata parte del DNA dell'uomo di Neanderthal:

Nella foto, la differenza tra l'Uomo di 
									Neanderthal a sinistra, e l'Uomo Sapiens, le differenze sono più accentuate che tra quelle di un asino e 
									un cavallo, ciò già faceva presupporre che fossero due spece diverse, e che quindi non ci fu scambio genetico.La "paleogenomica"fantascienza? Macchè, ha ricostruito e sequenziato una enorme parte del Dna (oltre un milione di lettere di codice) dell'estinto uomo di Neanderthal, svelando che lui e i nostri antenati si sono separati prima del previsto, almeno 500.000 anni fa e sembrava non avessero avuto "contatti ravvicinati" pur nella loro lunga convivenza. A smorzare la teoria che le due specie abbiano avuto scambi di materiale genetico è la notizia del sequenziamento di una parte del genoma di Neandertal, annunciata dalle due principali riviste scientifiche mondiali, Nature e Science che questa settimana pubblicano i lavori eseguiti con due tecniche diverse rispettivamente da Svante Paabo del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Leipzig, Germania e da Edward Rubin del Department of Energy Joint Genome Institute in Walnut Creek, California. L'equipe di Svante Pääbo ha analizzato oltre un milione di paia di basi di DNA da un fossile di Neanderthal di 38.000 anni fa rinvenuto a Vindija in Croazia, confrontandolo con il genoma umano e di scimpanzè, mentre quella di Rubin ha ricostruito 65.250 paia di basi. I due lavori, che portano a risultati coerenti tra loro, segnano anche l'alba del ''progetto genoma'' Neanderthal in quanto dimostrano che con le tecniche oggi a disposizione è possibile ricostruire la sequenza completa del codice della vita di specie scomparse. E Paabo promette di completare il lavoro sul Neandertal in due anni. Homo neanderthalensis e Homo sapiens, ovvero la nostra specie, sono ominidi derivati da un antenato comune di circa 900.000/700.000 anni fà e che hanno coabitato in Europa ed Asia occidentale per circa diecimila anni da 38.000 fino a circa 28.000 anni fa. Da qui l'accesa diatriba tra chi vuole e chi invece nega che le due specie si siano incrociate nel corso della coabitazione. Che il miglior test per provare o smentire questa ipotesi sia il confronto del genoma umano con quello di Neandertal, i ricercatori lo sanno da sempre. Nondimeno questo confronto non è qualcosa che tutti ritenevano possibile dato che il Dna di Neandertal, recuperato in cattivissime condizioni (com'e' ovvio data la sua antica eta') in resti fossili della specie, non sembrava prestarsi al sequenziamento come si fa oggi molto semplicemente con quello di organismi viventi. Grazie a nuove tecniche di sequenziamento anche quei malconci resti di codice genetico hanno "ripreso vita" cominciando a rivelare prezioseRicostruzione del Neanthertal, la spece visse prevalentemente in climi freddi, rigidi, ciò fa supporre che l'ominide avesse pigmentazione chiara, probabilmente come gli attuali nord europei informazioni su Neandertal e i nostri antenati. L'equipe di Paabo ha usato un nuovo metodo di sequenziamento, il "pirosequenziamento", che permette di decifrare il Dna anche quando e' rovinato e in frammenti. Con questo metodo, che è anche più rapido e consente quindi di ripetere più volte e in poco tempo il sequenziamento (possibilità che aumenta l'accuratezza dei risultati), Paabo ha sequenziato oltre un milione di paia di basi dando prova di poter procedere al sequenziamento di tutto il genoma di Neandertal. L'equipe di Rubin ha usato invece il metodo classico per la genomica decifrando oltre 65 mila paia di basi. I due gruppi di ricerca hanno poi operato il confronto con il genoma di scimpanzè e quello umano. I due studi hanno fornito risultati concordi rivelando che il genoma di Neandertal e il nostro sono identici per oltre il 99,5 per cento, che le due specie si sono originate a partire da un antenato comune circa 516 mila anni fa e che Neandertal deriva da una popolazione ancestrale molto piccola di circa 3000 individui analogamente a quanto già supposto per la nostra specie. Infine i dati raccolti sembrano escludere un fenomeno di incrocio tra le due specie, di cui altrimenti sarebbe rimasta traccia sul Dna. Il genoma completo di Neandertal, cui Paabo promette di arrivare in due anni, fornirà un quadro preciso delle differenze tra noi e il nostro parente piu' vicino. Questi studi mostrano che, quando si specula sui limiti della scienza, mai dire mai, ha commentato su Nature David Lambert del Allan Wilson Centre for Molecular Ecology and Evolution, Institute of Molecular BioSciences, Massey University in Nuova Zelanda.

Note: I Neanderthal erano più o meno alti come gli uomini al tempo dell'antica Roma, ma notevolmente più robusti, muscolosi, e avevano un cervello di maggiore volume. Cosa potremmo notare in un uomo di Neanderthal in carne e ossa? Probabilmente un uomo con un grosso naso, l'assenza della fronte e con un mento piccolissimo, o breve.

Aggiornamento a giugno 2010 Fonte: Richard E. Green, Svante Pääbo et al., "A Draft Sequence of the Neandertal Genome", Science 2010, DOI: 10.1126/science.1188021:

Una ricerca avvenurta al Max Planck Institute di Lispia, dell'University of California (di Santa Cruz, USA) ed del National Institutes of Health (NIH), diretta da Svante Pääbo, ha in principio ricostruito il genoma del Neandertal tramite analisi di reperti fossili relativi a tre donne rinvenute nella grotta i Vindija, Croazia, ed altri resti trovati nella Russia occidentale e in Spagna, più i più noti reperti rivenuti nel 1856 nella valle tedesca di Neander da cui ha preso il nome. Gli esperti hanno dapprima ripulito i frammenti ossei dalle altre contaminazioni estranee (batteri, funghi ecc.), per poi procedere con tecniche di sequenziamento. Finalmente il DNA è stato confrontato con quello di cinque altri  umani contemporanei: un francese, un orientale, un abitante della Papua Nuova Guinea, un abitante originario dell'Africa del Sud e un altro dell'Africa occidentale. In tale modo, gli scienziati hanno accertato come il contatto tra due geneticamente lontane specie sia avvenuto, lasciando tracce genetiche tra di noi. Spiega Svante Pääbo che ibridazione tra l'Homo Neandertal e il Sapiens c'è stata ma avvenne solo dopo la loro fuoriuscita dall'Africa (gli antenati dell'Homo Neanderthal lasciarono l'Africa ben novecentomila anni fa prima di noi). Le deduzioni scientifiche quindi ci dicono che gli europei, asiatici e melanesiani hanno in comune con l'uomo di Neanderthal dall'1% al 4%  dello stesso patrimonio genetico. Nel DNA degli africani invece non c'è traccia di DNA di questo ominide estinto. L'affare Neanderthal già era stato discusso durante la conferenza dell'American Association for Advancement of Science a Chicago. A livello genetico, il Neandertal presentava i geni dei capelli rossi, del linguaggio e dell'intolleranza al latte, ma i geni che hanno fornito vantaggi in termini evolutivi ai non africani, sono in particolare, le funzioni cognitive, il metabolismo energetico, lo sviluppo del cranio, della clavicola e delle costole, la capacità di guarire dalle ferite. E, se presenti in forme degenerate, possono causare malattie come l'autismo e la schizofrenia.

Fonte: ANSA 6 marzo 2007:
Secondo uno studio del genetista
Stephen Oppenheimer di Oxford, Religione e conflitti secolari a parte, inglesi e irlandesi sono geneticamente simili. Gli antenati in comune delle popolazioni che oggi abitano nelle isole britanniche arrivarono dalla Spagna 16 mila anni fa e parlavano una lingua simile a quella dei baschi. La versione finora più accreditata dagli storici era che gli abitanti di Gran Bretagna e Islanda discendono in massima parte da popolazioni distinte: gli irlandesi dai celti, gli inglesi dagli anglo-sassoni che invasero le isole dall'Europa del Nord spingendo i celti ai margini. Lo studio di Oppenheimer e di altri colleghi genetisti contraddice la teoria indicando che entrambe le isole erano abitate originariamente dallo stesso popolo che è rimasto la maggioranza, con solo contributi minori di invasori più tardi come i celti, i romani, gli angli, i sassoni, i vichinghi e i normanni.

Argomenti Scientifici
Commenti personali del 21 agosto 2010

La ricerca avvenuta al Max Planck Institute di Lispia, dell'University of California (di Santa Cruz, USA) ed del National Institutes of Health (NIH), diretta da Svante Pääbo ha dato un risvolto fondamentale alla teoria più accreditata secondo la quale l'Homo Sapiens e l'Homo Neanderthal non si fossero mai incrociati poichè la loro distanza genetica era troppo marcata per poter dare luogo a prole fertile, e la scoperta a Peştera Muierii, nel sud della Romania di ossa umane dalle caratteristiche intermedie comuni ai due ominidi facevano pensare al massimo (datate con il metodo del radiocarbonio a 30.000 anni fa) ad un ibrido non fertile, ma grazie alla ricerca diretta da diretta da Svante Pääbo, ora sappiamo che in realtà l'Homo Sapiens proveniente dall'Africa si è incrociato con l'"europeo" Neanderthal dando luogo a nuove varianti di razze umane. Il DNA del Neanderthal è presente nelle attuali popolazioni con delle percentuali che variano dall'uno per cento fino al 5%, escluso che in Africa.
Quindi il Neanderthal non è affatto scomparso ma semplicemente e sorprendendemente "siamo noi"!
Ma cerchiamo di immaginare lo scenario risalente a circa quarantamila anni fa e come sono andate le cose; un Europa gelida abitata da uno sparuto numero di individui in continua lotta per la sopravvivenza; una natura avversa con inverni rigidi ma in via di cambiamento con temperature sempre meno gelide, e assieme al cambiamento del clima, l'avanzare di fauna e flora sempre più adatta a climi temperati, con assieme a tutto ciò anche uomini provenienti dal continente africano, molto diversi, decisamente più scuri di pelle, più alti e snelli (resti di Homo Cro Magnon, post africani,  si stima abbiano avuto una statura molto elevata che sfiorava i due metri) e meno adatti al freddo, sempre più numerosi che man mano incrociandosi con in Neanderthal locali li hanno assorbiti diluendone le loro caratteristiche genetiche classiche fino a farne sparire l'evidenza. Nel corso del tempo e in modo costante (esattamente come avviene anche adesso) altre popolazioni originarie africane sono sopraggiunte fondendosi con le precedenti, dando luogo sempre di più ad altre varietà di razze umane. Con il tempo infine, forse per ragioni di selezione estetica e con una più alta varietà genetica a disposizione sono stati eliminate quelle caratteristiche genetiche classiche del Neanderthal, conservandone però la parte genetica adatta al nuovo ambiente e alla sopravvivenza come  una pigmentazione più chiara; capelli rossi e dell'intolleranza al latte, ma i geni che hanno fornito vantaggi in termini evolutivi ai nuovi europei, sono in particolare, le funzioni cognitive, il metabolismo energetico, lo sviluppo del cranio, della clavicola e delle costole, la capacità di guarire dalle ferite.

Detto questo si aprono nuovi scenari nell'ambito dell'Antropologia, e chissà che un giorno non si scopra ad esempio che gruppi di anticho Homo Sapiens usciti dall'Africa non si siano spinti fino all'estremo oriente incrociandosi magari con altri ominidi, acquisendone così parte del loro patrimonio genetico... (Homo erectus pekinensis - Uomo di Pechino...chissà).

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