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Università di Ferrara - Facoltà di Architettura Anno 2002/2003 - Docente: Arch. Carlo Mambriani Storia dell’Architettura Contemporanea Il corso si propone di fornire i basilari strumenti storico-critici e bibliografici per l'analisi e la comprensione dell'architettura contemporanea tra XVIII e XX sec. Il corso si divide in due parti, nella prima parte si farà un riassunto generale della Storia dell’Architettura fino all’epoca argomento del nostro corso. La valutazione finale consisterà in una prova orale (con richiesta di elementari esemplificazioni grafiche), inerente un tema a scelta approfondito su bibliografia segnalata dalla docenza durante il corso e in generale gli argomenti trattati nel corso. Gli studenti che non potessero frequentare dovranno dimostrare una buona conoscenza generale del programma, utilizzando la manualistica e almeno due testi monografici da concordare preventivamente con la docenza. Piramide a gradoni di Zoser, Saqqara E’ il primo “edificio” dell’umanità, ovvero una delle prime strutture dell’edilizia specialistica. Per alcuni storici è addirittura il focolare che potrebbe essere considerato il primo edificio, in quanto è il primo che ha condizionato l’ambiente umano, descrivendo una spazio artificiale attorno al quale si riuniscono gli uomini. Le pitture rendono le caverne il primo spazio antropico. Per altri storici bisogna invece aspettare la costruzione di dolmen e architravi, ovvero volumi-spazi costruiti dall’uomo. Spostandoci alle città, osserviamo una spazio comune di abitanti, un’unione che avviene in un momento particolarmente favorevole per la presenza di un surplus produttivo, e osserviamo le prime forme di stanziamento. Civiltà e città hanno un origine etimologica comune, civitas. Possiamo osservare che l’aggregazione urbana e la civiltà, intesa come codice di regole-normative, vanno di pari passo. I vantaggi della vita comune sono indubbi: definendo regole e poteri comuni, si rende possibile il controllo dei mezzi di produzione, e la distribuzione degli uomini su di una scala gerarchica, con meccanismi che secondo alcuni storici sarebbero riscontrabili anche in molti animali. Ciò non vuole essere la giustificazione biologica dell’ingiustizia sociale, ma solo la testimonianza che nel nostro patrimonio genetico esiste la possibilità che alcuni umani siano più adatti a determinate funzioni e meno ad altre. Questa piramide può appunto esemplificare la stratificazione sociale della società. Era circondata un muro imponente, con molte finte porte, ed era rivestita di lastre calcaree. Nella storia dell’Arte abbiamo molti esempi di strutture a spirale come la torre di babele, che sono la testimonianza della scomparsa delle prime civiltà come quella babilonese e mesopotamica. Si può rileggere la bibbia attraverso quest’ottica (dell’architettura), ed è stimolante notare come Caino sia il costruttore di città, e non Abele, rappresentate il mondo pastorale che sta scomparendo. La piramide si ricollega a quelle architetture che dall’altra parte del mar Rosso avevano fornito l’ispirazione. Ci sono diversi misteri a tal proposito, come di un’innovazione tecnologica che non si sa spiegare. Dopo millenni di costruzione con l’argilla, si passa ai blocchi di pietra. In Egitto si poteva usare e l’una e l’altra, e si è scelta quest’ultima. Di questo periodo vediamo anche un’intera città funeraria, con edifici che non funzionano ma sono solo rappresentazioni di loro stessi, fatta costruire dal re Joser. Di questo recinto funerario ci resta un’informazione importante, il nome dell’architetto Imothep. E’ un medico, uno scienziato ministro del faraone, il primo architetto di cui si conosca il nome, l’opera e la storia. Il primo architetto che si sia firmato, che ha saputo fare dei balzi nel sapere contemporaneo, tanto che è stato divinizzato (processo non raro nelle società che stiamo descrivendo) come il faraone, e si trova traccia secolare del suo culto. Piramidi di Giza Sono un’evoluzione di quelle a gradoni, e sono una delle sette meraviglie del mondo. Una volta non più rispettate persero tutte le lastre levigate, col vertice dorato, testimoniante il collegamento col mondo celeste: in punto solo, più in alto possibile verso il cielo. E’ la spazializzazione di un concetto sociale. Le piramidi rappresentarono anche lo sforzo generale dei contadini per onorare la loro religione. E’ difficile chiamarli edifici, ci sono solo poche camerette e cunicoli, con particolare attenzione a difendere l’incolumità dei faraoni defunti. Quindi non architetture, ma sculture giganti, montagne artificiali, che disegnano l’ascensione sociale e la protezione per il faraone. Complesso della Valle dei Re La regina Ascensug, della 18° dinastia, riesce a spodestare il marito ed i sacerdoti. Il suo compagno viene elevato a ministro e sepolto sotto di lei in una piramide sepolcrale minore. La valle dei re bene si prestava ad essere scavata e lavorata. Il complesso viene prodotto terrazzando un pendio naturale, con piane collegate da rampe d’accesso, e un’assialità tipica della cultura egizia, rappresentate il Nilo. Si potrebbe dire che sia una mentalità basata sulla linea “naturalmente”, quella di una civiltà che tutti gli anni con le piene del Nilo, era costretta a tracciare i confini dei campi. Questo ha reso gli egizi grandi esperti di agrimensura e di rilievo. Le forme sono particolarmente impressionanti, perché diversi secoli prima anticipano quelle che troveremo nella Grecia arcaica e neoclassica. Vediamo un’architrave con modanature variamente sezionate, colonne scalanate, capitello e trabeazione tripartita. Valle di Luxor Non solo tombe, ma costruirono anche luoghi di culto. Assistiamo alla nascita di templi, contenenti i simulacri delle divinità. Con questa assialità di sfingi si entrava in processione, in un ambiente sempre più esclusivo, con camere dove potevano entrare solo i sommi sacerdoti, in occasione di grandi feste, banchetti, offerti alla “statua”. Sono sempre articolati su un’unica spina che corrisponde al percorso della processione. Le colonne erano alternate con delle statue, per dare l’idea di un muro pieno, ed affrescate con colori vivaci. Civiltà Minoica Si sviluppa sull’isola di Creta, e presenta “modalità” molto diverse da quelle egizie. E’ una religione basata su una divinità alata ed un toro come simbolo di forza, protagonista delle tauromachie. I vari miti che conosciamo, sono idealmente ambientati anche nel Palazzo di Cnossos, e si possono interpretare come un’epopea in cui i greci riescono ad affrancarsi dall’influenza cretese. Anche se le tesi recenti giustificano la fine della civiltà con un evento catastrofico (vedi Atlantide, i cui resti si troverebbero nell’isola di Cantorini). Era una città assolutamente non fortificata, che si basava sul controllo del mare e non aspettava nemici, con grandi magazzini e granai per il controllo del commercio. Sir Arthur Evans ricostruisce alcuni resti in maniera un po’ decò. Le colone sono rastremate dall’alto verso il basso, ed il capitello ha abaco ed echino. Questa civiltà produce anche interni affrescati molto raffinati, con decorazioni animali, dietro ad un trono molto basso, alto poco più dei sedili vicini, testimonianza di un sovrano particolarmente democratico, vicino ai suoi ministri. Civiltà Micenea E’ certamente più bellicosa di quella minoica. Costruisce mura ciclopiche a secco, la stessa fortezza di Micene è un villaggio fortificato a cui si accede attraverso la porta dei Leoni (parte importante del poema omerico). E’ una porta in fin dei conti molto piccola, anche se la costruzione la rende colossale. La portanza è garantita dallo spessore dell’architrave (sintomo che l’architetto aveva capito la distribuzione dei pesi) la trave è più spessa al centro, sotto la decorazione dei leoni, che è solo una lastra costituente uno 2 pseudo-arco. La colonna su cui poggiano i leoni nella decorazione, simile a quelle di Cnosso, testimonia una derivazione delle forme verso nord, e questa colonna posto al centro (a differenza delle divinità femminili cretesi) ci fa vedere che l’architettura viene posta al centro come una divinità. Nella tecnica di scultura c’è una prima comparsa di quello che potremmo definire un ordine applicato, con una colonna di funzione solamente decorativa. Alcune costruzioni interne erano simili a dei grandi cerchi di pietra, come figura magica di protezione, oltre che una forma poco dispendiosa energicamente. Bisogna sempre pensare alla simbologia delle forme spigolose e curve, in riferimento ai mondi immaginari ai quali rimandano. Qui a Micene le forme convivono, in quel che resta del Megaron: è sicuramente di pianta quadrata osservando la disposizione delle colonne, ed ha un microcortile con sfogo per il focolare. Questa è una soluzione particolarmente razionale, per cucinare e ritrovarsi all’interno della comunità, per areare e illuminare, che ritroviamo spessissimo nell’area mediterranea. Intorno al Megaron ci sono dei locali di cui non conosciamo l’esatto uso, indicativamente venivano utilizzati dai vari componenti della famiglia. L’altro accesso alla città, o “uscita di sicurezza”, è un percorso attraverso le mura col principio della pseudo-volta, che produce un volume prismatico. Usciti dal recinto della città, ci sono dei grandi tumuli funerari, grandi ammassi di terra sopra una struttura in pietra, con corridoi, come quello del tesoro di Atreo, rinvenuto da Heinrich Schliemann. All’interno della prima tomba, che era la più importante e quindi identificata con quella di Agamennone, c’è una grande pseudo-volta conica. Nella tomba a tumulo è presente una continuità col mondo egizio. Questa muratura rispetto alle grandi barriere acquista una certa regolarità, con una posa pseudo-isogona (ovvero con una condizione di parallelismo). Vediamo una porta rastremata (i piedritti non sono paralleli), architrave più regolare, con uno pseudo-arco che non grava eccessivamente. In realtà la porta e la parete erano ricoperte da lamine orizzontali, con metalli preziosi, con due colonnine verdi laterali che sembravano sorreggere il tutto. E’ una nuova comparsa di un ordine architettonico simulato. Tutta l’architettura occidentale viaggia nel dissidio fra un ordine architettonico che decora e un ordine che sostiene. Civiltà Greca Partiamo da Paestum, dove troviamo dei “templi arcaici”, molto ben conservati. Verso il VII° secolo a.C. la civiltà greca conosce un’espansione molto forte, per l’invasione di popoli asiatici che premevano da est, e l’assenza di spazi d’espansione (ad esempio per la coltivazione) in Grecia. Cominciano quindi ad attraversare lo Ionio e a colonizzare quella che diverrà la Magna Grecia, nel sud della nostra penisola. Abitata allora da popolazioni arretrate non pericolose, con le quali a volte furono possibili integrazioni nelle città. Per questo troviamo dei templi non manomessi, mentre in Grecia verranno rimaneggiati nel corso dei secoli. A questi templi serve da modello una capanna lignea, che trova testimoniava nella spina centrale. Nel confronto con le altre arti, quali pittura e scultura, l’architettura per alcuni ha sempre “sofferto” del non potersi definire un’arte mimetica. Pittura e scultura sono arti mimetiche, in quanto imitano la realtà della natura. Ora con questa considerazione, imitando la capanna primitiva, anche l’architettura imita la natura. Le nuove conformazioni mantengono il colonnato esterno, con una cella interna, e qui il simulacro della divinità. Vi sono diversi esempi di templi ricostruiti da archeologi, il più delle volte con intenti e risultati abbastanza discutibili. Questo esempio di tempio dorico è crollato a terra, e rimasto sommerso per secoli. Sono disposti come false rovine, secondo la moda del ‘700. Quando è stato ricostruito, sono stati osservati degli stucchi bianchi sopra la pietra tufacea, che testimoniano come si fosse tentato di falsificare la natura del materiale, ed imitare i più celebri templi della madre patria. Questo intonachino di polvere di marmo imitava la pietra pregiata, che evidentemente non era disponibile durante la costruzione. L’echino si è sgonfiato molto rispetto allo scorso periodo, i triglifi sono alternati con metope, peculiarità dell’ordine dorico. Vediamo poi dei conetti di pietra sotto i triglifi, 3 che sono i butti, o gocce, e una cornice che protegge la decorazione, infine la partenza di quello che era il timpano e la trabeazione. Ricordiamo che l’architettura classica è tripartita, qui nella triade architrave-fregio-cornice. In un restauro operato nel sud-Italia, vennero ricomposti i vari rocchi delle colonne con scalanature, e il midollo centrale quadrato di cedro. Nell’anastilosi (recupero di pezzi e rimontaggio) delle colonne cadute a domino, si può osservare la natura delle scosse telluriche che hanno prodotto il crollo, e quindi ottenere nuove informazioni sugli eventi. Stile ionico E’ tipico dell’asia minore, e di Delfi, dove aveva sede il famoso santuario. L’echino c’è ancora, molto ridotto, con un elemento a cuscino, plastico, molto decorativo, con due facciate principali e due laterali, che comporta quindi problemi compositivi negli “spigoli”. Non ha però una geometria e ritmi precisi nelle decorazioni sovrastanti, e permette di risolvere quindi un problema d’angolo che il dorico aveva. Infatti lì i triglifi erano abbinati al centro delle colonne, e all’angolo doveva esserci una colonna un po’ più ampia. Ordine Corinzio E’ una specie di canestro, con foglie d’acanto, dove l’abaco non presenta facce. Deriva da una cesta di foglie coperta da una protezione quadrata che schiacciava le foglie, con un fiore. Si opera una stilizzazione geometrizzata, di una figura interna piena, con passaggio dalla forma circolare a quella quadrata. I greci hanno sempre associato i vari stili alla conformazione umana, producendo i seguenti abbinamenti: Dorico = figura maschile, Ionico = figura femminile, Corinzio = figura verginale. Nei templi cristiani si guarderà a questi abbinamenti rispetto al santo, ad esempio nella facciata. Teatro di Delfi Sfrutta pienamente le forme naturali della collina, col palcoscenico davanti alla bellissima vallata. Vicino il santuario di Apollo, dove si trovava la sibilla. Era gestito quasi in forma extra-territoriale, con templi privati per ogni città. Mileto La pianta della città è stata disegnata da Ippodamo, che produsse la famosa griglia che porta ancora il suo nome. Si tratta dell’invenzione dell’ortogonalità in una pianta urbana. Quella basata sull’angolo retto è sicuramente la forma più semplice da quando si costruivano mattoni seccati al sole. Cerca di far capire che la città deve essere come la casa. Assistiamo ad un parallelo fra macrocosmo e microcosmo, come ognuno sa il modo di organizzare una casa. Tutte le strade devono convergere al centro della città (convergere idealmente, in quanto le stradi sono ortogonali) nella piazza agorà. C’è una distribuzione di varie funzioni, esattamente come all’interno della casa, un focolare all’interno della città. E’ molto più facile trovare un tracciato regolare su piane, le città madri greche erano invece in posizioni acrocoriche, le città ippodamiche potevano essere costruite su zone pianeggianti appositamente scelte. A Mileto, costruendo su un promontorio molto frastagliato, la maglia deve adattarsi in scala alla varie zone. Atene Nel V° secolo la lega di Delo aveva a disposizione un grande tesoro, appartenente ad Apollo, che Pericle utilizza e sperpera per costruire un’acropoli, per testimoniare di essersi liberati dalle minacce delle invasioni persiane, e come segno del predominio della città su tutta la lega Attica. La cultura religiosa greca ha una mescolanza estremamente spinta con la popolazione, tra dei e semidei. Nei residui dei propilei, costruiti da Mnesicle, per segnalare l’ingresso nella cittadella, c’è un architrave per consentire le processioni, con 5 m di luce, di notevole difficoltà tecnica, ottenuto con rinforzi metallici. Si vota per la prima 4 volta nella storia, la città non ha più bisogno del palazzo di un sovrano. La prima cosa che vediamo sulla sinistra è un tempio particolare, l’Eretto, con un piccolo porticato, che esplicita la relazione fra figura umana e funzione architettonica, nella loggia delle cariatidi, scambio quindi possibile ed attuabile. Questa mescolanza di edifici rappresenta il luogo sacro della città. Partenone Il tempio di Atena Partenos è forse la forma più perfetta del tempio periptero, con tre lati colonnati su due livelli, ed i fregi di Fidia ora al British Museum. La ricostruzione del Partenone ora rischia di falsare in maniera irreparabile l’architettura. Ad esempio nel restauro di un tempio agrigentino si sono raddrizzate le colonne che erano inclinate per effettuare dei giochi ottici. Oltre a questo le colonne esterne rischiavano di essere “smangiate” dalla luce e vennero accresciute insieme all’intercolummnio, lo stilobate è inoltre leggermente inflesso al centro. Insomma un’architettura come scultura, con correzioni che vanno ad arricchire la capacità di questa architettura di coinvolgerci, inserita con una sorta di casualità, con punti di stazione privilegiata, solitamente a ¾, con un metodo “armonico”, e forme ed espressioni a scala (relativamente) umana. Tempio Etrusco e Civiltà Romana Osserviamo un piccolo tempio ricostruito in un plastico di gesso. La costruzione è lignea, e dimostra affinità con i templi greci. Gli etruschi ereditano una tradizione simile forse perché provengono dall’Asia minore, ed i collegamenti sono numerosi nei caratteri ed in vari oggetti. Roma ha sempre cercato un collegamento diretto con la civiltà greca. Non sempre l’architettura sfrutta tutte le proprie conoscenze tecnologiche: o ne esalta alcune, o ne inventa di nuove per risolvere determinati problemi. La cultura degli ordini trapassa a quella romana, ma da essa viene inquadrata nell’arco. In realtà la semi-colonna non è fondamentale per la struttura, i romani però dimostrano una nobiltà di tradizione da recuperare, ma solo esteticamente. Lo stesso Imothep aveva creato degli edifici finti dove aveva ritmato le pareti con delle lesene applicate. Occorre sempre ricordare il principale vantaggio di questa tecnica costruttiva: costa meno costruire un arco, a parità di superfice coperta, che un sistema trilitico. Osserviamo questa ricostruzione assonometria del tempio di Giove Ansur (dal nome della divinità precedente): è su un promontorio a picco sul mare, ed ha ospitato una divinità femminile per la fertilità. Ha richiesto l’ampliamento della terrazza per costruire il tempio vero e proprio, dove si sceglie una tecnica innovativa, con volte a botte, e varie gallerie a botte sostenute da archi. In questi locali si trova l’accoglienza per i pellegrini ed altre funzioni. C’è una collocazione con funzione paesaggistica, ed un ricavo di nuovi volumi. Insomma, viene utilizzata questa logica: tecnica tradizionale nelle parti monumentali, tecnica innovativa nella parti strutturali. Nel Tabularium osserviamo il primo esempio dell’arco inquadrato dall’ordine. E’ un edificio costruito durante la fase repubblicana, che contiene le leggi dello stato. Osserviamo quindi la nascita di una nuova tipologia, in un punto cardine e simbolico della città. Sotto il foro romano, centro commerciale-pubblico-finanziario, e sopra il tempo di Giove, a mediazione fra l’area della vita pubblica ed il tempio della massima divinità. Si potrebbe descrivere come una sacralizzazzione della legge umana, ed una legittimazione divina della forma statuale, che ha più difficoltà della monarchi a legittimarsi, mancando un anello di congiunzione “diretto”. Richiama sia l’ordine etrusco e greco, ed inquadra sopra questo vasto piedistallo di muro pieno, due serie di archi inquadrati da ordini. Santuario della fortuna primigenia a Palestrina Nella zona inferiore un arco inquadrato dall’ordine, con vari ordini architravati ed arcuati. La città di Palestrina è impressionante nella sua evoluzione, ma si riconosce ancora lo schema originario, caso affascinante di stratificazione e riutilizzo dei manufatti. I romani 5 assializzanno maggiormente la visione rispetto ai greci, e producono un’architettura che deve essere vista frontalmente. La vista laterale perde di efficacia, e con una costruzione della visione e della natura, l’architettura si sostituisce in grande stile alla natura, che riplasma e ricostruisce completamente la struttura della montagna. I romani hanno una capacità di muovere masse murarie molto superiore, e realizzano opere pubbliche che i greci non avevano mai affrontato. I romani riescono in questo grazie all’invenzione dell’opus cementicium (letteralmente opera cementizia, tecnicamente calcestruzzo). Nasce da una casualità, sapendo che legare parti di un edificio poteva essere particolarmente conveniente. Scoprono la sabbia pozzolanica, e osservano che riesce a consolidarsi in presenza d’acqua. Questa malta resiste addirittura a trazione, e viene quindi utilizzata per volte a botte, magazzini coperti, muraglie di terrapieno. Si fanno vari tentativi, diverse miscele, entrando quasi in un meccanismo moderno dell’edilizia, con anche i primi inganni da parte di appaltatori e costruttori. I romani la utilizzano per tutte quelle che sono architetture di servizio, poi quando si arriva agli ambienti pubblici c’è ancora una diffidenza, in quanto l’architettura classica rimane più monumentale e riconosciuta. La basilica romana, appare con archi legati solo nelle trabatelle laterali, per sostenere le logge. Nel teatro romano, osserviamo archi nella facciata esterne, come nel Colosseo. L’ordine garantisce prestigio alla fabbrica. Nel teatro di Marcello gli archi sono totalmente in travertino, anche se non strutturali, e l’opus cementicium non viene mai rivelato. Il teatro è chiuso, e la forma è funzionale a sostenere un velarium per proteggere dal sole gli spettatori. La Grecia viene conquistata da Roma, i romani chiamano tutti gli intellettuali per l’educazione e le proprietà intellettuali. Il Tempio di Vesta (a Campo Vaccino, dove si macellavano i vitelli), è realizzato da maestranze greche ad Atene, via nave raggiunge il porto di Ostia e viene montato a Roma sempre da operai greci. Ora manca tutta la trabeazione, e le colonne sorreggono direttamente la copertura. Il marmo è pentaelico e la scalpellatura raffinatissima, realizzanti un tempio centrale periptero. E’ un insieme dell’essenza dell’arco e della presenza della figura circolare applicata al sistema trilitico. Il corinzio poi si presta bene a seguire la curva della trabeazione. Domus aurea di Nerone Era un’enorme costruzione delle dimensione di un colle, con un giardino gigantesco ed un lago artificiale, situata all’inizio della città. Per annunciare ai viaggiatori cosa stanno per vedere, c’è il colosso di Nerone. L’imperatore dà l’incarico di stupire, è un’istanza di immagine nuova. Questa stanza, con loggia ottagonale ed oculo centrale, è realizzabile solo con l’opus cementicium, poggiante solo su otto perni centrali rinforzati da setti retrostanti, con la piattabanda che lavora esclusivamente in orizzontale. La duttilità plastica del materiale permette l’invenzione di spazi straordinari. Unica condizione, che le murature della volta corrispondono perfettamente al perimetro sottostante. E’ postulata la condizione che le murature siano fiere e resistenti. Gli imperatori successivi si affrettano a risarcire il popolo o il senato, assodando il detto “se volete distruggere un uomo o una famiglia distruggetegli la casa”. Esemplare la costruzione del Colosseo, una struttura dedita al divertimento, al posto del suo lago, indice di quanto i romani fossero bravi a “riciclare”. Vediamo qui per tre volte di fila l’ordine sovrapposto all’arco, prima dorico, poi ionico ed infine corinzio (in ordine di robustezza) più un piano attico, con paraste o lesene, di ordine composito, quello utilizzato negli Archi di Trionfo. Se le colonne, insieme alla trabeazione, sporgono formando dei risalti dal complesso di parla di ordine trionfale. Mercati di Traiano Mercato con strade interne su più livelli per esercizi commerciali, negozi con mezzalino (zona più alta, magazzino con derrate) e sopra una galleria praticabile, che dà luce a quella inferiore. Inventano un nuovo tipo di volta, con aperture ai lati, la volta a crociera prodotta dall’unghia cilindrica. 6 Colonna Traiana (altra colonna è l’Antonina) E’ la prima volta che l’ordine architettonico assume una forma così originale, perdendo completamente la funzione originaria. E’ un cippo gigantesco di 40m, che si sostituisce ad una collina di Roma, che precedentemente occupava quello spazio. E’ decorata lungo il fusto dalle gesta a spirale, interiormente è una colonna coclide, a chiocciola. Dentro la colonna c’è una scala per tutto il fusto. Nel grande basamento tripartito che la sostiene (zoccolo: base-dado-cimasa), stanno le ceneri di Traiano. Pantheon E’ considerato il capolavoro assoluto dell’architettura romana: è il tempio dedicato a tutti gli dei. Il tutto è conservato in maniera eccellente essendo divenuto, quasi immediatamente dopo la caduta dell’impero e dei culti pagani, una chiesa. Tende a mescolare la tradizione romana con quella greca, tutte le decorazioni sono basate dal gioco fra due figure perfette per eccellenza, secondo Vitruvio, il quadrato ed il cerchio. E’ anche il monolite umano più grande della terra. I materiali che compongono la volta sono via via più leggeri, fino ad utilizzare la pomice nell’ultimo strato di calcestruzzo vicino all’oculo, importante figura metaforica. I romani costruirono inoltre importanti ponti, come Pont du Gard, ponte/acquedotto, che funzionano senza manutenzione, senza dispersioni, a volte fino ai giorni nostri. Petra Alcuni edifici sono tombe rupestri scavate nella roccia dai Nabatei, popolazione antichissima con cultura e religione propria, dal potere economico così forte che i romani dovettero fare dei compromessi non potendoli soggiogare. Si entra per la gola dissecata di in fiume, un canyon molto tortuoso, che si svolge in un allargamento di questa vallata, imprendibile. Fanno vedere di essere legati all’architettura ellenistica, e nelle sculture gli scalpellini ritrovarono le venature naturali creando effetti marmorei. Pergamo La famosa ara di Pergamo è conservata a Berlino. La montagna obbligò ad una disposizione “greca” del complesso. Si sviluppa un’architettura di rivestimento, di facciata, di complesso, con una notevole capacità di costruire e mascherare. [Cenni presi qua e là… scusate…] Alessandro Magno ha fondato le Accademie, dove i giovani venivano educati alle varie discipline, fra le quali l’architettura. Mausoleo è ricordato per aver voluto la tomba più bella della storia. L’ultimo degli archi trionfali fu quello di Costantino. E’ curioso che il suo sacerdote si chiami il massimo costruttore di ponti, pontifex-maximus. Fra i libri consigliati: Storia dell’Architettura Occidentale, è più completo cronologicamente. 7 Architettura Medioevale Antico San Pietro in Vaticano Rispecchia esattamente la pianta delle basiliche. C’è una zona per i catecumeni (non battezzati), che devono sostare prima di entrare nel tempio. E’ una scatolona di muri che sorregge dei tetti a falde, che permette il massimo dell’illuminazione, e contiene più gente possibile. I muri sono sottili ed accentuano la visione dell’altare. La prima vera chiesa romana è quella di San Giovanni, sempre costruita con i soldi di Costantino, come San Pietro. Architettura cristiana Costantiniana Non sappiamo chi furono gli architetti delle chiese ordinate da Costantino, che paga di tasca propria. Fino ad allora i cristiani avevano templi solo in Siria, Palestina, Turchia, in quanto il cristianesimo era una religione orientale come tante diffusa prevalentemente nelle zone d’origine. Questo anche perché vicino al centro dell’impero certe religioni erano vietate, in quanto mettevano in dubbio l’autorità imperiale. Si assiste alla nascita del tempio cristiano e lo si prende a prestito da una struttura civile romana. La basilica come termine passa quindi a denotare un tempio, dalla basilica del foro romano a basilica paleocristiana (o chiesa, da ecclesia, comunità dei credenti). C’è un recinto di muri, che sostiene capriate lignee, che sostengono una copertura. Rispetto ai templi romani ci sono analogie e differenze, ed in riferimento al Pantheon ci si allontana volontariamente dalla complessa architettura dei templi pagani. C’è un ritorno a strutture molto più primitive e semplificate nell’aspetto tecnologico, in quanto Costantino non poteva dilapidare eccessivamente i suoi denari, e tanto meno i soldi dello stato, per costruire queste opere. La struttura della basilica si prestava per la sua direzionalità, i corridoi che lasciano liberi l’aria, la luce, il passaggio. Ci sono poi dei “martiria”, degli edifici che ricordano il sacrificio dei martiri, simili a mausolei. Per la costruzione di SanPietro Costantino fece sbancare il colle vaticano, producendo un terrapieno artificiale. Così ha interrato una buona parte della necropoli vaticana, dove era stato sepolto anche Pietro. Il quadriportico è una grande struttura, voluta da Costantino e dal clero di allora. Recupera un modello antico e civile, il foro romano circondato da portici colonnati. Lo troviamo integrate con altre funzioni, ci ricordano che c’è una continuità molto precisa. Con l’editto di Milano, sotto Teodosio, la cristianità diventa la religione ufficiale dello stato. Tomba della figlia di Costantino, Santa Costanza Mausoleo imperiale e martirium cristiano si sovrappongono in una tipologia centralizzata invece che lineare, che ispirerà in futuro molte altre opere. E’ molto simile alle architetture tardo-imperiali. La novità rispetto al Pantheon è la comparsa di un deambulatorio circolare, collegato all’ambiente centrale e diviso dai sostegni, collocati lungo i raggi in una disposizione particolare. Essendo le colonne in un sistema binato, reggono una trabeazione che a sua volta sostiene l’arco, al posto del grosso muro che avrebbe dovuto sostenere la volta. C’è poi una volta a botte sul perimetro, mentre la zona centrale viene coperta da una cupola completamente chiusa, con la luce che penetra dalle finestre del tamburo. C’è una strana ritmica che lega le arcate e le nicchie, ed un accenno di croce che passa per navate più spesse. E’ una metrica non regolare che contribuisce alla rotazione ed allo spaesamento. [Pillole di storia] Al momento della divisione dell’impero romano, Costantino trasforma l’antica Bisanzio in Costantinopoli, una capitale cristiana. Si spacca quello che era stato l’impero romano, e ad oriente si mantiene l’impero fino a 1400, mentre quello d’occidente ha la capitale trasferita a Milano. Ambrogio, funzionario imperiale, diventa vescovo di Milano dopo un contrasto fra due fazioni teologiche, ed inizia la costruzioni di diversi edifici religiosi. Altre quattro-cinque chiese a Milano conservano memoria della fondazione 8 ambrosiana. Altra testimonianza del suo passaggio è il particolare rito della messa ambrosiana, presente solo a Milano e diverso da quello del resto d’Europa. Ambrogio inventò anche il battistero, una struttura esterna dove si teneva il catechismo e si battezzava. Il battistero (inizio della vera vita per i cristiani) è uguale ad un mausoleo, quello di Massimiliano: si vuole sottolineare come sia un passaggio, sia la sacralità del numero otto per i cristiani, dove gli otto lati rappresentano i 7 giorni della creazione, e l’ottavo giorno che li riassume (Mah, sarà…). Chiesa di San Lorenzo C’è una chiesa misteriosa a Milano, che non corrisponde alle scelte di Ambrogio (pianta basilicale), ma che è di quel periodo. E’ una chiesa a pianta centrale, quadriconca (con 4 absidi), e 4 torri che controspingono il peso della grande volta a crociera, e le absidi hanno delle colonne transennate. Non dobbiamo osservare la copertura che è settecentesca con la volta che è stata sostituita. Il deambulatorio gira intorno a questa figura complicata, e c’è sempre il quadriportico davanti. E’ la basilica porziana (termine quasi sicuramente legato a questa struttura, ma la cui appartenenza è stata per molto tempo in discussione con un altro edificio religioso), la cappella imperiale della corte, una cappella palatina con un’architettura simile a quella imperiale. La tipologia che si diffonde di più è quella longitudinale. Santa Sabina, Roma, Colle Aventino Notiamo all’esterno una figura molto semplice, un parallelepipedo a gradoni, con navate del transetto evidenti, tetti a capriate, coll’abside in fondo. All’interno si mostra ancora oggi molto simile a come era in passato. La navata centrale è divisa da quelle laterali da colonne, ma non c’è il ricordo pagano dell’architrave orizzontale, sostituito da degli archetti presi da vecchi edifici in disuso, terme e palazzi. Sono state re-impiegate parti di architetture classiche, con marmi selezionati e re-inventati. C’è una capacità di fare grandi operazioni con decorazioni marmoree, opus sectile, anche con fette di colonne rotte, riutilizzate dai marmorini. Sono presenti elementi interi, prelevati direttamente dalle rovine, ma anche elementi lavorati. Santa Sofia E’ diventata una moschea, ed ora è musealizzata. E’ una chiesa voluta come cattedrale di Costantinopoli, dove la precedente era una struttura basilicale come San Pietro, e quella nuova viene costruita con un altro modello da Giustiniano. Il suo programma era di riconquistare i terreni perduti dell’impero d’occidente, compito realizzato solo in parte e con esiti poco duraturi. Chiama due architetti matematici per la realizzazione dell’opera: Isidoro da Mileto e Antemio di Tralles. Il desiderio è quello di costruire la più bella chiesa del mondo, desiderio simile a quello di Costantino per la costruzione del SantoSepolcro a Gerusalemme. Questa era costituita da un martirium, circolare, con quadriportico e struttura basilicare avanstante. Bisognava superare sia il SantoSepolcro, sia il Pantheon. I due ne assumono alcuni aspetti e ne stravolgono altri, realizzando un’architettura straordinariamente in sintonia con le richieste della committenza. E’ un edificio dalla base molto larga, che cresce, traforato in mondo incredibile. Un grande arco e due semicupole che si appoggiano all’arco. Poi una grande cupola che si appoggia sul tamburo, intervallato da 40 finestre. C’è un ambiente allungato, con in fondo l’abside, con un deambulatorio e navate laterali. Sofia è il nome greco della Sapienza, dunque l’edificio era intitolato alla divina sapienza, ovvero il tempio era dedicato a Dio. L’abitudine di dedicare le chiese ai santi è invece più tarda. Come Santa Sofia, Sant’Irene ad esempio è la pace, e questi sono aspetti della divinità che si omaggiano facendole una chiesa. Ci sono due semicupole tagliate e spostate, che sostengono la cupola centrale. Ci sono dei massicci neri che sostengono la cupola centrale, contengono le spinte in senso verticale, mentre in 9 senso longitudinale lavorano le semicupole. Sono state costruiti due contrafforti esterni, in quanto la cupola dopo pochi anni è crollata, forse a causa dell’uso di troppa malta e pochi inerti, denotando un eccesso di parte plastica rispetto a quella rigida. I critici descrivono Santa Sofia come fosse materializzata dalla luce, in quanto ogni superficie muraria è trattata con tecniche imperiali, come mosaici (dalle muse) e marmi. Le tessere non sono più di pietra ma di vetro, e ricoperte da oro zecchino, che ha una grandissima capacità di rifrazione. La cupola non sembra appoggiata agli archi, ma appesa al cielo con un cordone, con la luce che va quasi a tagliare gli archetti di sostegno della cupola. La cupola è molto più ribassata, costruita a creste e vele (coperture a botte fra l’una e l’altra). Il pulvino è interposto fra il capitello della colonna e l’arco superiore, elemento tipico dell’arte bizantina. Tutti questi capitelli sono trapanati e lavorati, per accrescere l’effetto estetico. A Santa Sofia in occasione delle grandi celebrazioni l’imperatore e il padre spirituale si riunivano una volta l’anno per un bacio simbolico, che esemplificava le due semi-cupole, i poteri temporale e spirituale che si riunivano. Fra queste due figure c’è sempre stata molta “commistione”, quando Costantino è morto ha fatto costruire un mausoleo con dodici apostoli e lui in mezzo, per definirsi come l’alterego di Cristo. Arles, Gallie Prima della caduta dell’impero romano aveva almeno 200000 abitanti, ora si asserraglia dentro l’anfiteatro romano, ad andamenti concentrici, con chiese, case, magazzini e 4 torri di avvistamento dove c’erano gli ingressi del teatro. Ora l’anfiteatro è tornato a vivere grazie alla demolizione di inizio novecento, che ha fatto piazza pulita dei manufatti medioevali. Spalato [Split] L’imperatore Diocleziano aveva pensato alla propria residenza, aveva un palazzo con fronte sul mare, un gigantesco quartiere militare, ed un mausoleo per se stesso. Sempre dopo la caduta dell’impero romano il perimetro fortificato del palazzo diventa il centro storico della cittadina. Con questo passaggio abbiamo sì perso un grande monumento, ma abbiamo ammirato la capacità di riciclare dell’essere umano. Si è quindi trattato di un’occasione per svincolare la creatività. Santa Sofia a Benevento E’ stata costruita con delle colonne di spoglio, composte con libertà e spregiudicatezza. Ha una pianta di forma stellare con muri a spigolo, con vele triangolari, e tre spazi poligonali concentrici. Cappella palatina ad Aquisgrana Nell’Europa stravolata dalle invasioni i franchi ed il loro Re sono capaci d’esprimere un potere forte, un’organizzazione statale capace di riportare nuovamente il controllo sull’Italia e su grande parte dell’Europa. Si progetta di rimettere in piedi l’impero romano, facendolo diventare Sacro Romano Impero, costruendo una nuova forma di impero cristiano, e provocando di fatto le ire dell’imperatore d’Oriente. Ricollegandosi alla storia moderna quando Napoleone è diventando imperatore detronizza l’imperatore d’Austria dal suo titolo di prosecutore del Sacro Romano Impero, che la sua dinastia conservava da Carlo V. Carlo Magno vuole quindi essere l’imperatore di tutta l’Europa. Chiede all’architetto Odo (Ottone di Metz) una forma di chiesa palatina con molti riferimenti alle chiese palatine imperiali. L’architetto si ispira quindi a San Lorenzo a Milano, alla forma centralizzata, con un’aura d’oro dove l’imperatore riceveva, alle architetture ravennati, ad una struttura centrica con deambulatorio, cercando di un produrre un frullato da tutti questi ingredienti. Nella sala il re si sedeva sul trono e guardava tutti dall’alto in basso. Carlo Magno poi si appoggia alla rete dei monasteri, e la espande ancora di più. Il monastero di San Gallo ad 10 esempio, è raffigurato in pianta con una metodologia di rappresentazione molto simile alla nostra, con proporzioni attendibili e proiezioni laterali. Dopo Carlo Magno e l’esperienza dei monasteri, quando gli Ottoni iniziano a costruire e ricostruire chiese e cattedrali (come il duomo di Spire), ci si richiama una modalità tipica dei monasteri, dove al di sotto della zona del presbiterio c’è una sorta di chiesa inferiore, una “cantina seminterrata”, che sostiene tutta la struttura e si presta ad altre celebrazioni, ad esempio può fungere da chiesa invernale, essendo molto più facile da riscaldare. Il fiorire di queste chiese è legato alla conservazione delle reliquie, di grande “successo” devozionale”, e all’abitudine di dedicare le costruzione al santo/protettore locale, spesso ereditato dalle tradizioni pagane. C’è una moltiplicazione degli spazi nelle diverse cappelle, in quanto nei monasteri, chi ha gli ordini maggiori deve recitare anche una messa al giorno, creando la necessità di nuovi spazi per queste funzioni, che se singole o limitate a poche persone possono trovare accoglimento in queste cappelle. Chiesa di San Michele, Hildesheim La nuova chiesa di età ottoniana è iniziata nel 1001, dopo la paura del “1000 e non più 1000” ripresa dell’apocalisse di Giovanni. Dopo l’anno mille l’Europa si coprì di un bianco mantello di chiese, come augurio e ringraziamento per la “scampata” catastrofe. La chiesa è composta da tre navate, con due teste affiancate da torri gemelle circolari cilindriche ai lati del transetto (ricordo delle colonne ai fianchi del tempio di Salomone, che per la chiesa era stato progettato da Dio stesso). Si nota la mancanza di un’entrata in asse coll’altare, forse per la presenza in area germanica e francese del potere imperiale, contrapposto al potere della chiesa. Il West-berk sarebbe il luogo della chiesa estiva, per dividere le funzioni,realizzando due cattedrali vicine e fuse insieme dalla doppiezza delle cattedrali. Ovviamente una chiesa richiama di più alla vita terrena dei fedeli, e l’altra alla chiesa trionfante nel regno dei cieli. Rispetto alla basilica ci mostra la possibilità di inventare nuove forme, rispetto alla modularità geometrica. Nella pianta stanno dei quadrati come elementi generatori. Anche in pianta nella navata centrale ogni due colonne ci sono dei pilastri, che formano i vertici. Le torri vuote formano una spazialità accentratrice, ed a lato troviamo una cripta ed un presbiterio. Abbazia cistercense di San Benigno, Digione (1001-1018) L’abate è Guglielmo da Volpino, che ha “viaggiato”, ed è un ecclesiastico molto “conosciuto” e dotto. Nella pianta di questa chiesa si riconosce la pianta del Santo Sepolcro, con quadriportico all’inizio, cinque navate con abside accennata dalle colonne e due percorsi concentrici. Un rilievo della chiesa distrutta ci permette di capirne la strana struttura, con delle proporzioni simili al pantheon. E’ un’esperienza spaziale estremamente ricca, con cambiamenti di quota. E’ sempre affiancata da due torri cilindriche. Assistiamo ad un’articolazione sempre maggiore perché si possa sfociare nello stile romanico, un fatto di concezione che nel nome richiama la romanità (arco a tutto sesto con colonne, capacità di articolare gli spazi e coprirli con volte in murature, sistemazioni delle colonne e dei capitelli, e che conserva tutta quella spregiudicatezza dei secoli bui). Cluny Con poche eccezioni tutta la chiesa è costruita sul modulo del quadrato, ed è stata poi distrutta dai giacobini. Le volte superiori sono a crociera, non più formata da semplici strutture lignee. Sempre dal punto di vista dell’emozione percettiva l’ingresso è un’esperienza così ricca, così piena di curve, dovuta all’articolazione spaziale di due transetti (che formano una croce patriarcale) ed una terminazione con deambulatorio intorno all’abside, con delle cappelle incavate contenenti delle reliquie, che i fedeli possono osservare al termine della processione. Le basiliche, tipologia che viene mano mano abbandonata, avevano diversi inconvenienti: prima di tutto gli incendi (dovuti alla copertura 11 lignea) e la necessità di avere una buona capacità acustica (essendo necessario cantare messe e trasmettere il suono per tutta la chiesa, funzione adatta alle volte in muratura, che hanno un’acustica molto lunga con notevoli tempi di riverbero). Gli speroni dei muri esterni, o contrafforti, rendono più ritmate e nude le architetture, scabrose, facendole assomigliare a delle fortificazioni, per scaricare le spinte laterali. Intorno ad un monastero isolato solitamente sorge un borgo dei conversi e dei servitori. Il monastero è comunque soggetto ad attacchi, dal mare (come dai normanni) o da terra (invasioni ed eserciti mercenari). La chiesa dunque si fortifica, con muri maggiori dovuti alle volte, dovendo essere difendibile come un castello. [Duomo di Worms, vicino Francoforte]. Nelle strade per i pellegrinaggi, si prestano le forme alle tradizioni locali. Ad esempio in Provenza la chiesa romanica recupera le forme della classicità che ha intorno. SanMichele, Lucca Il motivo delle gallerie di arcate diventa un elemento decorativo di tutta la facciata, applicato anche ai lati e a parte del campanile. Si realizza un movimento traslato sulla superficie dell’edificio, con passaggi utili anche per la manutenzione e notevoli giochi di luce. E’ anche un’eccezionale esercizio per gli scalpellini, che possono illustrare la bibbia anche per i sansa-lettere. San Miniato, Firenze E’ caratterizzata da intarsi marmorei con motivi stilizzati, che ricordano la classicità. Alcune colonne di spoglio vengono inserite in una struttura nuova. Troviamo una via di mezzo tra un pulvino ed un dado di architrave, oltre ad una trabeazione superiore base per arconi successivi. Si mantiene forte quel senso dell’impaginazione della struttura, del sistema trilitico, e cesure per pausare, ritmare lo spazio. Cattedrale di Trani Vi sono delle arcate cieche al primo livello, un grande transetto che supera in volume la navata principale ed un abside con tre conche. Sulle strade delle crociate e dei pellegrinaggi viaggiavano anche i mastri che costruivano queste opere. Saint’Etienne [Santo Stefano], Caen, Normandia Le architetture ereditate dai normanni si staccano dal resto dell’Europa per le dimensioni, la verticalità, con due torri gemelle in facciata, parte integrante della struttura a tre navate della chiesa. Le arcate cieche diventano delle macroscanalature, per le proporzioni allungatissime. Particolarità delle vele, che sono esapartite, con volta a crociera a quattro divisa da un arco traverso, elemento di preludio all’architettura gotica. Con questi ordini allungatissimi viene garantita una maggiore verticalità. Vediamo poi dei pilastri polistili, con molte colonne. Cattedrale di Durham, Inghilterra E’ un esempio spettacolare della conquista normanna della Gran Bretagna. Notiamo il sistema alternato o obbligato, pilastri maggiori archi traversi, e pilastri minori per gli archi maggiori delle navate. I Normanni hanno una grande capacità di conquista militare, arrivando fino alla Grecia e alla Sicilia, dove si realizza una riuscita convivenza fra le due culture. Nelle absidi del duomo di Monreale, le maestranze arabe realizzano dei templi cristiani, con fogge molto arabe, con archi incrociati, che differenziano il romanico siciliano da quello del resto d’Italia. Architettura Gotica Gotico è un aggettivo entrato in uso più tardi, con significato dispregiativo, coniato dagli uomini del rinascimento italiano. Ora abbiamo rimosso la connotazione negativa, e anzi è 12 diventato simbolo di grande capacità costruttiva, grande espressività, ed è descritto addirittura come la vera arte dell’occidente europeo, il suo contributo più importante. Il gotico fa un passo avanti: utilizza vari materiali provenienti dal romanico, ma introduce due nuove esigenze. Il primo esempio di gotico lo troviamo nella Francia del XII° secolo a Saint Denis. A quel tempo l’abbazia è una sorta di centro politico, uno stato sopranazionale, che controllava oltre mille altri monasteri benedettini. Questa capacità di controllo economico e politico è stato utilizzato per promuovere un pellegrinaggio specifico verso l’estremo ovest dell’Europa, a Santiago di Compostela. Come leggenda vuole nel medioevo si iniziò a dire che vi fosse sepolto l’apostolo Giacomo, ed anche in questo modo pellegrini ed eserciti si aprono una strada in una terra sottomessa dall’Islam, grave affronto all’Europa. Bisogna però ricordare che in quel periodo la cultura islamica era molto più sviluppata della cultura occidentale. Questo anche perché gli islamici hanno potuto ricopiare molti testi della Biblioteca d’Alessandria prima che andasse distrutta. La riconquista progressiva della penisola iberica, espelle ed in parte riassume questa cultura, rallentando così lo sviluppo del mediterraneo. L’identificazione della presunta tomba è funzionale a creare movimenti lungo il percorso, con rendite e basi per la “riconquista”. Partendo da questo lembo ci si spinge verso sud scacciando gli arabi. Torniamo a Saint Denis, un’abbazia inglobata nella periferia di Parigi, di fondazione carolingia. All’interno della basilica venivano sepolti da tempo i re dei franchi, era quindi una sorta di mausoleo storico di questa nazione, dove un tempo i re di Francia avevano potere diretto solo sulla zona dell’Ile de France, e sul resto dell’esagono governavano in accordo con vassalli e signori. A Saint Denis venivano sepolti ed incoronati i re, e veniva conservato il tesoro della corona, tutti segni che il rapporto stato-chiesa inaugurato da Carlo Magno stava ancora funzionando. L’abate Suger [pronunciato Sujè, tradotto Sugerchio], oltre ad essere capo di questa comunità, incoronava i re, ed era loro ministro. Avendo la sua chiesa bisogno di restauri, decide di apportarvi importanti modifiche. Tiene molto alla luce, perché voleva al contrario del romanico (dove regnava un misticismo molto cupo che non favoriva una spiritualità rischiarata) una luce che potesse esaltare i poteri (della chiesa e dei regnanti), accoppiata ad una importante ragione di natura teologica. Saint Denis in Francia è un santo molto importante, Dionigi, il patrono di tutta la Francia, e si pensava allora che questo Dionigi fosse proprio sepolto lì. Oltre alle reliquie si pensava fosse lui il servo di Dionigi Areopagita autore dell’opera derivata da Plotino, in un sistema astronomico dove Dio è descritto come una luce che permea l’universo, e le “cose” più vicine partecipano maggiormente alla gloria di questa luce, mentre gli oggetti più lontani sono scuri, non fulgidi, non trasparenti, simboli del male, sono ciò che rifiuta la luce e non è capace di farsi penetrare da questa benedizione. E’ lo spunto per accontentare varie istanze, come quella di grandezza dei re di Francia, che da quando non sono più imperatori ma semplici re (devono contrastare con più legittimazione sacrale possibile un potere il Sacro Romano Impero, che voleva considerare i francesi come vassalli). Ma non soltanto esigenze di gloria mondana, in quando l’abate diceva: “Se le cose più illuminate sono quelle più vicino a Dio, quale abitazione terrena se non la casa di Dio deve essere la più rischiarata?”. Allora sfonda e distrugge l’abside precedente, e le trasforma in una corona unica di pareti, delle terminazioni a due lati per ogni cappella, e questi due lati sono enormi finestre di forma archi-acuta. Il vantaggio di questa forma è sicuramente la luce: a parità di ampiezza con l’arco a tutto sesto si ricava più luce, poi c’è un vantaggio statico, che trasmette molto meglio avendo meno componente orizzontale rispetto a quella verticale. Quando poi si deve voltare una serie di coperture, con l’arco a tutto sesto otterremmo dei gravi problemi compositivi, in quanto gli archi a tutto sesto avrebbero dovuto avere la stessa ampiezza, creando degli archi stretti e schiacciati e degli archi ribassati. Se invece si utilizzano archi acuti sia per le campate sia per le vele, anche se hanno un’apertura diversa, rimangono più simili. Per “fare il gotico”, inteso come stile compiuto, è ancora necessario che il sistema si diffonda su tutto il perimetro della chiesa, e pian piano tutta la chiesa di Saint 13 Denis è sistemata a questo modo. Il ritmo che si percepisce ora entrando nella chiesa è un ritmo regolare, tutti pilastri omologhi che sostengono volte uguali. Il transetto si riduce d’estensione e contribuisce a dare un’idea di minore articolazione spaziale, un ambiente più unitario e luminoso. C’è un problema statico, a causa dell’assottigliamento delle volte, e per risolverlo si utilizzano i contrafforti tipici dell’architettura romanica. Man mano che si avanza l’architettura gotica progredisce anche in questo ambito, per aumentare la superficie vetrata (colorata e lavorata), al posto delle sculture e pitture. Seguendo questo processo un requiario rivestito d’oro, rifrange più la luce, è prezioso, e dal punto di vista materico dovrebbe essere più vicino a Dio. Questa è la scusa, in contrasto col vangelo, perché la Chiesa sia ricca e fastosa. Per sostenere la necessità di queste cose bisogna utilizzare argomenti molto forti, come questo teologico di Suger. Contro questa pratica si scaglieranno altre visioni, testimonianza di una società medioevale assolutamente non armonica fra queste due interpretazioni opposte. Nei taccuino di disegni architettonici gotici, si comincia ad avere qualche prova che gli architetti disegnavano in pianta ed in alzato, le moderne proiezioni ortogonali. La credibilità proporzionale è molto alta, con spessori dei muri costanti, ed il taccuino era una sorta di manuale per una bottega di architetti e scalpellini. Un problema dell’architettura gotica era che, richiedendo molti contrafforti, questi in alcuni momenti del giorno coprono le vetrate policrome, generando ombre dannose. La cattedrale ora risulta molto rischiarata, con una continuità di linee di forza, con un’armonicità e una progressione ritmica molto ordinata verso l’altare maggiore. Alla fine della navata si vuole rappresentare il sole, il tutto con un tappeto luminoso di colori, sempre una bibbia per i poveri, ma più affascinante e coinvolgente. Ad un certo punto Bernardo di Chiaravelle inizia a scagliarsi contro i Clunyacensi, che stanno sperperando denari che sarebbero molto meglio spesi facendo della beneficenza. Fonda allora una riforma dell’ordine benedettino, i cistercensi, che propugnano una nuova vita, sempre lavorando e pregando, ma dove la preghiera deve svolgersi in un ambiente che non è così sontuoso e ricco come quello delle cattedrali. Nelle loro chiese abbiamo una pianta a croce latina, una chiesa divisa in due (monaci e servitori), un grande chiostro ospita su un lato il parlamento dell’abbazia, dall’altro lato un refettorio, poi un portico che sporge con una fontana per riti purificatori. Poi vi sono locali comuni per monaci e convertiti, che fanno della povertà una scelta ideologica, ostentata, passando all’estremo opposto. C’è un’assenza totale di decorazioni e policromie, la vetrata deve essere bianca, perché tutti i soldi devono andare ai poveri. Nel giro di pochi decenni contiamo tantissime fondazioni cistercensi. A Fossanova (Latina) troviamo sicuramente un’architettura gotica, ma senza decorazioni, vetrate non istoriate, una semplicità molto maggiore, con una lavorazione della pietra molto astratta, che obbliga paradossalmente lo scalpellino ad essere molto più preciso per non poter coprire i difetti delle pietre con decorazioni. L’architettura cistercense fa fare quindi un passo avanti nella qualità della progettazione e della lavorazione, in quanto per evitare il crollo il taglio delle pietre deve essere attentamente calcolato, non essendo realizzata cone opus cementicium ma con una semplice giustapposizione. Nelle città invece le municipalità e le famiglie vogliono mostrare il benessere, e conservare le reliquie, come a Chartres (dove viene conservato un pezzo di velo della vergine, lungo una ventina di metri…). Quando c’è stato un incendio alla vecchia chiesa, e si è salvato solo questo piccolo pezzo di velo, costruirono questa chiesa, con due torri differenti, testimonianza dell’evoluzione del gotico. Per risolvere il problema delle ombre portate sulla vetrata, nella sezione osserviamo lo spessore maggiore della muratura esterna, il matroneo, e coprente questa struttura un arco rampante che scarica lateralmente. Qui trafora completamente il muro, con sovrapposte delle archatelle romaniche, e viene svuotato di materia per permettere in ogni ora del giorno di battere sulle vetrate. Ci sono delle piccole reminescenze di ordine classico, con una modalità costruttiva stravolta facendola diventare un sistema di archi. Ad un certo punto vengono soppressi i matronei e praticate ulteriori aperture finestrate. A Reims, per far funzionare 14 questo impianto di illuminazione all’esterno troviamo una selva di contrafforti ed archi rampanti. Nel tempo l’architettura gotica accresce l’altezza e la luminosità. Si ottiene pertanto una struttura a scheletro, solo “ossa”, dove il muro scompare se non per questioni meramente organizzative. Nella cattedrale di Albi, troviamo testimonianza dell’eresia degli Albigesi sconfitta nel sangue con episodi da genocidio, dove per la vittoria si eresse una cattedrale-fortezza, come simbolo di presidio della fede ortodossa. Nella cattedrale di Burgos, nel percorso del pellegrinaggio, all’esterno si vogliono aprire spazi e luci. Gotico Italiano In Italia il gotico fatica molto ad affermarsi. Troviamo un esempio di gotico francescano ad Assisi, nella Chiesa Superiore. Qui abbiamo una visione del gotico totalmente diversa, dove si propende per un gotico più semplice, in quanto le latitudini italiane non hanno bisogno di grandi aperture, anzi in estate si vorrebbe limitare la calura. C’è la volontà precisa del committente di avere una navata unica, con più gente possibile e più possibilmente concentrata. Anche ad Assisi vogliono tornare ad un certo tipo di discorso evangelico, contro i cistercensi che iniziavano ad accettare donazioni, seppellire uomini ricchi, dedicare cappelle a famiglie. Vediamo il sorgere di riforme degli ordini, perché col tempo la regola “tende” a rilassarsi. Ci si chiede se in Italia il gotico sia veramente presente, o ci siano solo ritorni ed ispirazioni, e forse l’unica opera gotica in Italia è la Divina Commedia con la struttura ternaria e l’elevata reciprocità delle componenti. Si è dimostrato che il pensiero della scolastica (San Tommaso) ha un sistema logico analogo a quello strutturale delle cattedrali. Sistema che pretendeva di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio, processo molto pericoloso e scacciato immediatamente dalla chiesa in quanto si sarebbe potuto dimostrare razionalmente anche la non-esistenza di Dio. In Italia i domenicani cercando di riconquistare la masse popolari alla visione religiosa, in particolare quelle cittadine. Cambridge, Cappella del Collegio Reale, Gran Bretagna Siamo nel 1446 e in Inghilterra si continua a costruire col metodo tardo-gotico, un soffitto “ricamato”, con strane pigne pensili che sembrano sporgere dal cielo, quindi nulla di vero-simile dal punto di vista strutturale, con la ricerca della meraviglia. Il muro non esiste, solo linee di forze ma non più nette, anzi si scompongono nella volta e si racchiudono in quella goccia. Chiesa di San Martino a LandsHut Esempio di “Chiesa a Sala”, le navate centrali diventano alte quanto quelle laterali, con le finestre tutto intorno alla chiesa. Il tardo-gotico stravolge completamente il rapporto visione-funzione. Gli architetti si avventurano anche fuori, nelle costruzioni profane, quando la nobiltà ha bisogno di residenze più raffinate. Castel del Monte, ad Andria nelle Puglie, è fatto costruire da Federico II di Svevia, basato sul sistema ottagonale. Le residenze reali come quelle della Loira adottano alcuni accorgimenti delle cattedrali, contrasto fra le masse murarie, pinnacoli, i castelli sono ormai rappresentazioni, luoghi quasi fatati, assolutamente non per difesa, che perdono la loro funzione originaria ed sono utilizzati con altri significati. E’ un esempio di evoluzione delle forme che prescindono dalle loro funzioni originarie, ora per indicare committenti molto più esigenti e “acculturati”. La loggietta del Duomo di Ferrara, testimonia la capacità di portare questa elaborazione nelle fabbriche sacre e profane. Il Duomo di Milano è iniziato tardi, e diventa una summa delle cattedrali europee, con continui litigi fra i vari architetti, un esempio di kitsch programmatico, addirittura non più tardo gotico ma anzi neo-gotico o iper-gotico. Il Palazzo Ducale di Venezia è un “palazzo vuoto che diventa pieno sopra”, operando un ribaltamento della struttura logica. E’ un 15 palazzo pubblico, quindi deve dimostrare di essere permeabile alla cittadinanza. Con controsensi statici, colonne che sembrano reggere il vuoto. Nella piazza dei Miracoli, il tardo-gotico si ricolegga alla peste che imperversa. Il Campanile di Giotto è un progressivo aprirsi di finestre, ed ha una struttura quadrangolare e una torre isolata. La loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria vuole ricollegarsi a Roma antica, che ha fatto le maggiori conquiste durante il periodo repubblicano. La Chiesa di San Michele, dove tutte le corporazioni fanno a gare per realizzare tabernacoli e taberne, è un’architettura gotica dove Donatello piazza la statua di San Giorgio che sta qui con le sue forme rinascimentali, in una loggetta gotica, di raffinatezza tardo gotica. 16 Il Rinascimento E’ “annunciato” sostanzialmente da tre artisti, un architetto, uno scultore ed un pittore. Filippo Brunelleschi è un architetto di grande continuità, quasi tardo gotico, e il fondatore del rinascimento. Probabilmente è lui che ha inventato la prospettiva, poi codificata da Piero della Francesca. E’ tardogotico perché trova il coronamento massimo della cupola con un’impostazione tardo-gotica, nei sei costoloni bianchi a sesto acuto. Quando Leon Battista Alberti arriva a Firenze, dopo l’esilio, scrive che “l’ombra di questa cupola così ampia è in grado di coprire tutti i popoli della Toscana”. Solo andando sui colli in determinati punti si vede la cupola sopra tutta la città, ed effettivamente la sua polarità ancora oggi funziona, mentre altre architetture un tempo imponenti soffrono ora della concorrenza di nuove costruzioni. Cupola è un termine un po’ improprio, essendo una struttura semisferica, ma è utilizzabile anche per una volta a padiglione ottagonale, con volte a botte concluse al vertice su pianta poligonale. La trabeazione segue l’intero invaso poligonale della struttura, una croce latina con un braccio omologo a quello principale. Per costruire una cupola di questo diametro sarebbero state necessarie enormi centine, e tronchi giganteschi. Il progetto originario non prevedeva un tamburo, aggiunto da Brunelleschi con grandi oculi per dare luce, in quanto la lanterna superiore è cieca, ha funzione di proteggere l’oculo, come quello del pantheon, dalle precipitazioni. Difatto è ancora molto difficile capire come funziona e come è stata costruita questa struttura. Si tratta di due cupole, quella interna molto possente, che sostiene quella esterna sottile, unite da speroni, i più grandi corrispondenti agli spigoli dell’ottagono, più piccoli negli intermezzi. E’ simile ad un battistero, ed utilizza i costoloni che irrigidiscono la struttura, ma ha una struttura muraria differente, a spina di pesce presa dalla romanità, forse da un viaggio che aveva effettuato con Donatello. Questo metodo serve per creare una struttura interna alla muratura, con dei mattoni che non possono scivolare, per evitare l’uso delle centine. Così il letto di posa si restringe radicalmente e si rastremano producendo superfici trapezoidali, fino ad un inclinazione anche molto elevata, per inserire al termine un tappo-chiave di volta su cui impostare la lanterna. Nel letto di morte, Brunelleschi diceva di caricare quanto più possibile questo tappo in chiave di volta, per contrastare la spinta centrifuga dei costoloni. E’ un letto murario a corda blanda, per disporre i mattoni in maniera orizzontale, che incrociano a spina di pesce anche nel costolone. Brunelleschi utilizza il suo prestigio per realizzare altre chiese, come quella dello SantoSpirito. Ha una pianta a croce latina, con un transetto di larghezza uguale a quello della navata. Le uniche eccezioni alla griglia modulare sono nel perimetro, ma tutte le curve-perimetro sono di dimensioni uguali e legate al quadrato dimensionale. C’è una pianta interna di colonne a forma di croce, per amore di simmetria e coerenza, non c’è l’entrata centrale, ma quattro porte, per evitare che la colonna centrale tagliasse in due la visione dell’altare. Ora esistono tre porte, la colonna centrale è stata eliminata, e tutto il perimetro esterno è stato rettificato eliminando le cappelle estradossate. San Lorenzo, cappella della famiglia dei Medici Erano ricchissimi mercanti e principi di Firenze, almeno di fatto. Qui Brunelleschi decide di esplorare nuove conformazioni di spazio, con pennacchi sferici per raccordare la cupola alla pianta quadrata, con inserite delle robbiesche. Negli altri spazi, con dimensioni ridotte, si trova lo stesso meccanismo con volte emisferiche. Nel sistema centrale utilizza il sistema bizantino con creste e vele, che trova poi nella cappella Pazzi un’altra applicazione, realizzata qui col sistema della piattabanda. Ognuno degli archi lavora con una piattabanda, con un sistema costruttivo antico inventa una nuova funzione del sistema bizantino. Osserviamo poi trabeazioni, lesene, basi, con ordine corinzio, un linguaggio all’antica copiato dalle rovine. Al suo interno ci vuol far credere che ci sia un ordine di 17 colonne quadre corinzie, poi tamponate per creare un ambiente più caldo ed accogliente. E’ una recita dell’ordine trilitico, finalmente recuperato dagli architetti. Qui sta la consapevolezza della repubblica fiorentina che si rifà a quella romana, un rifarsi al passato non tanto perché il passato è migliore, ma per una forma di stato richiede certe forme di architettura. Il rinascimento è un movimento che parte da Firenze, per la vicinanza delle rovine romane, per ragioni politiche ed altri vari motivi. Da questa goccia particolare di Firenze, si estende un mare che arriverà fino all’800, che ricorre ancora. Leon Battista Alberti recupera l’amore per il passato, va ad esplorare tipologie antiche. A Mantova con la facciata ad Arco di Trionfo, cristianizzando un modello antico. Qui veniva conservato un vasetto con sangue di Cristo… L’Alberti solletica Ludovico Gonzaga, per la scelta della struttura, “ho utilizzato lo schema del tempio etrusco da Vitruvio, in quanto la città pare sia stata fondata da un re etrusco di nome Manto.” Potendo così vantare una nobiltà ed antichità d’origine ancora maggiore, ci dimostra una prova di “spirito del luogo”, sensibilità per le sue origini e tradizioni. Era composta da cornici di cotto, capitelli di cotto, e superfici colorate come doveva essere l’intera città. Utilizza anche la pianta a croce greca per la prima volta nell’occidente, creando sospetti perché si può confondere con sinagoghe, moschee e templi ortodossi. Palazzo di Giovanni Rucellai Era un commerciante molto ricco, ma in posizione più defilata. Preferisce una vita nella cultura e nella religione. Decide di fare un grande lascito per completare la facciata. La scelta ricade sulla muratura a bugnato, grandi conci di pietra grezza, sistema tipico del medioevo fiorentino, che esprime una grande forza, resistenza e solidità, che traslato passa sulla gloria della famiglia. L’Alberti per distinguersi nel Palazzo Rucellai utilizza per la prima volta la sovrapposizione degli ordini, con vantaggi di ritmo e composizione. E’ un tentativo di far coincidere e convivere le tradizioni romaniche in uno stesso palazzo, conformazioni così levigate del bugnato, panchine e muri in diagonale (opus diagonalum ?). Guardando bene i pezzi di pietra ci si accorge non corrispondono alla scalanature, ma per far credere che si tratti di una muratura isogona sono stati poi scalpellinati, per non sprecare materiale e costruire in maniera razionale. Un gioco con forme, sculture, omaggi, citazioni fatto per far convivere i due mondi. Nella facciata di Santa Maria Novella si mostra sensibile al “genio del luogo”: mette quattro colonne di verdone per sostenere una trabeazione all’antico con risalti (tipico degli archi di trionfo), dove la conformazione d’angolo è simile alla basilica laica (ancora ammirabile), tarsie marmoree dal proto-romanico, e grande invenzione dal punto di vista della facciata, con due ordini sovrapposti per risolvere il problema delle tre navate, una tipologia a tre volumi, interpone un piedistallo su cui poggia l’ultimo ordine, e per la necessità di nascondere le falde, inserisce delle volute ingigantite, con grande monumentalità. Mette la firma con “Sole in Leone”. Riprende anche l’Arco Siriaco, che taglia la trabeazione, da motivi ellenistici. Tempio Malatestiano a Rimini Lo realizza lavorando per Sigismondo Malatesta, e fa un omaggio alla cultura erudita. Prende l’arco di Trionfo e lo inserisce in facciata, ma non sappiamo come lo avrebbe completato. Dimostra che si può conservare l’antico, nei tempi del rinnovamento di SanPietro. Sul lato ci sono delle citazioni di un acquedotto romano. Per lui il muro va concepito come una struttura continua di colonne compenetrate, e quindi è degno di sostenere una trabeazione completa. Cappella Colleoni di Bergamo C’è una decorazione molto fitta e minuta, con mancanza di una struttura chiara e leggibile, potente, ma si intravede qualcosa, cambiando il linguaggio nelle impostazioni tardo-gotiche e sostituendo delle parole antiche. 18 Palazzo dei Diamanti di Biagio Rossetti Lavorava con una corte molto antica e raffinata come quella degli Este, e costruisce per loro la nuova città rinascimentale del Nord-Italia. Bugnato eminentemente tardo-gotico, ma raffinato, continuo fino al soffitto, al cornicione simile alla trabeazione tripartita. Federico di MonteFeltro accoglie ad Urbino Bramante e Raffaello. Questi permettono all’umanesimo del ‘400 di diventare internazionale, un gradino che permette la nascita di un linguaggio universale. E’ un palazzo-castello che richiama ancora l’architettura medioevale di fortificazione, nuova spiritualizzazione delle funzioni originarie. Bramante utilizza un artificio prospettico, uno spazio virtuale all’interno di Santa Maria. Uno spazio che imita i transetti della chiesa e la navata principale, voltato a botte. All’entrata il vostro occhio coincide col punto di fuga (dietro per la presenza di una importante strada, non era possibile ampliare la chiesa). Risolve il problema della mancanza di spazio con un artificio prospettico. La Chiesa delle Grazie, sepolcro degli Sforza, riprende sempre lo schema di Santa Sofia, come una chiesa che ruotasse, una capacità spaziale straordinaria, come allo stesso tempo lavora la luce. [Sorry…] Al servizio di Giulio II, sovrano anche temporale di uno stato del centro Italia, Bramante è la persona giusta al momento giusto. Per il desiderio di essere riconosciuto dagli altri sovrani europei come Papa-guerriero, cerca di legittimarsi come successore degli imperatori romani, col falso storico della donazione di Sutri, dove Roma pareva essere stata regalata dall’imperatore d’Oriente. Guardando e studiando le antichità d’Europa, per il disegno del committente può utilizzare molto meglio le forme imperialistiche. Giulio II ha bisogno di una lingua universale per imporre nel mondo il suo dominio spirituale della fede. Nel luogo dell’uccisione di SanPietro fonda un Martirium, con ordine dorico, metope e triglifi, tempio periptero circolare. E’ una vera rievocazione di un’architettura antica, così perfetta che Palladio e Vignola lo citano come esempio. Si opera un grande stravolgimento della modalità costruttiva che permette a Bramante di fondare una nuova lingua universale. Nel luogo della Sepoltura vediamo la costruzione di SanPietro. Il disegno che osserviamo fa parte della UA 1, una collezione di disegni architettonici degli Uffizi. Si inizia a demolire la chiesa Costantiniana, partendo dall’intervento del Rossellini. Giulio decide di farsi seppellire sotto il nuovo coro, con una scultura michelangiolesca molto più piccola rispetto alle dimensioni previste. Pare sia stata ispirata da San Lorenzo, per una molteplicità di ragioni. I pilastri sono rappresentati da grande masse scavate da nicchie, lesene, e all’interno dello struttura compare lo spigolo smussato con linee a 45°. Sotto la cupola si viene già a creare un ambito spaziale, con le murature d’angolo che racchiudono inizialmente lo spazio, che anche strutturalmente è molto più sicuro. Bramante riuscì a fare una cosa non riuscita nemmeno agli architetti romani, e costruisce una cupola a San Pietro sopra un tempio periptero, con due giri di colonne intorno al tamburo, per imitare il Pantheon, e una grande lanterna. Quando muore Bramante muore anche Giulio II ed il progetto rallenta fortemente, e subentra al soglio pontificio un Medici, Leone X, così c’è una grossa opportunità di andare a lavorare alla corte del Papa per i fiorentini. Col suo pontificato arrivano molti artisti, come Raffaello, allievo di Bramante che lui stesso indica come successore per la costruzione di San Pietro. Fece molti rilievi e disegni per ispirarsi a Roma, in particolare nel Pantheon, essendo un monumento rimasto immutato. Raffaelo costituisce il trapasso tra una maniera grandiosa, ad un antico ancora più filologico. In questo periodo Bramante fonda una sorta di “lingua universale”, e sono i collaboratori, gli studenti, gli allievi dello stesso Bramante che nei seguenti 20 anni affineranno questo linguaggio, in particolare ricordiamo Raffaello, Antonio da Sangallo, Baldassarre Peruzzi e Giulio Romano. Ci sono diversi motivi per cui l’esportazione di questo stile ha successo: la grande fama di questi artisti, che ha stimolato la loro chiamata ad altre corti, e motivo più contingente, l’invasione dei lanzichenecchi tedeschi, motivo che induce molti romani a fuggire velocemente per aver salva la vita (con 19 la camicia e poche monete…), questo “sacco di Roma” porta alla diaspora di artisti e conoscenze in varie città d’Europa e d’Italia, usufruendo di quella fama che possedeva chi aveva lavorato a Roma in quel periodo. Raffaello Sanzio Riporta l’attenzione all’antico ed ad una filologia sempre più puntuale, seguendo le committenze del papa. Va sulla scia di Bramante, non realizzando una semplice copia dell’antico (anche se con risultati da manuale), ma mira a farlo risorgere e rivitarizzarlo, e rimprovera Bramante di non essere stato attento al materialismo delle opere classiche, all’aspetto materico, come i rivestimenti marmorei. Nella cappella Chigi si rifà agli angoli smussati del Bramante, in una chiesa molto importante posta all’ingresso di Roma. Quando Agostino Chigi diventa il banchiere principale dei papi, presta ingenti somme per guerre ed opere d’arte, con tassi d’interesse molto remunerativi, e fa costruire da Baldassare la villa ora chiamata Farnesina. Per la sepoltura ottiene il patronato di questa cappella, a Raffaello che nel mentre stava lavorando a San Pietro, e quindi ripropone un “modello in piccole dimensioni” di San Pietro, facendo un passo in avanti e rivestendo le pareti di marmi policromi. Questo fa della cappella Chigi una delle prime opere globali, dove pittura, scultura ed architettura convergono in un’unica composizione. Evidenti lo smusso angolare, i pennacchi a forma di trapezio sferico, con tamburo finestrato. Vediamo la scultura che riveste l’architettura (comprese le lastre marmoree), quindi il colore che entra prepotentemente nell’architettura. Con queste committente, questa disponibilità pecuniaria e questo contesto storico non colpisce, ad esempio, che i capitelli corinzi siano stati scolpiti da Jacopo Sansovino (?), comunque ogni dettaglio è veramente curato all’estremo, con citazioni precise rispetto al Pantheon (che aveva disegnato nei suoi schizzi), volendolo unire a SanPietro in questa architettura. Il corinzio sostiene una trabeazione completa (che in origine non chiudeva completamente la cappella, ma in corrispondenza dei bracci delle croci era semplicemente una striscia nera, per dare un’idea di spazio virtuale, ed una trabeazione completa per sostenere il tamburo. Leone X chiede a Raffaello il progetto per una villa di campagna, ora Villa Madama (allora era isolata da Roma), poi arrivata anche questa in mano ai Farnese. La Villa Madama non è mai stata finita, Leone X regna dal 1513 al 1520, e dobbiamo basarci su disegni per capire quale era la loro proposta. Ci sono due rampe ai lati, e la vista si protende sul Tevere e sulla città. Ora tutto l’intorno è ovviamente costruito, ma la posizione è comunque invidiabile. Dall’alto ci accorgiamo di una scatola quadrata con un foro circolare, stessa operazione effettuata da Andrea Mantegna a Mantova per la sua casa. Oltre c’è un teatro all’antica ricavato nelle pendici del monte con scena fissa. C’è una sorta di disinteresse per la simmetria, salvo per il corpo centrale, e la cosa più impressionante è vedere come Raffaello riesce ad inserire in una facciata di edilizia civile degli schemi che i romani non avevano mai usato a questo scopo. Tutta la facciata è composta con un metodo inaugurato da Bramante. A Palazzo Caprini per risolvere il problema della facciata nobile su più livelli pensa di equiparare l’altezza del piedistallo colonne all’altezza della balaustra. Raffaello cerca di mescolare un po’ le cose, con uno zoccolo privo di ordine, ordine gigante ionico sovrapposto con trabeazione completa, attico con finestre (particolarità usata raramente dai romani, ma qui utilizzata per risolvere problemi di spazio interno, ovvero dare luce a depositi o stanze dei servi). Il ritmo è ricco dal punto di vista dell’immaginazione. C’è un arco iscritto nell’ordine, non completato. C’è una serliana, una finestra termale, che definisce un arco con lunetta divisa in tre da dei massicci murari. C’è un architrave intramezzato con cornice, che risolve un ordine minore. L’intersezione d’ordine è un’altra cosa mai tentata dai romani. E’ un incastro dove c’è ricerca di continuità con molte forme del passato. C’è un infittirsi della composizione al centro, dove la campata centrale fuoriesce di più, e dalla sezione piatta delle paraste si passa alla sezione arrotondata della semicolonna. Il passaggio dell’accentramento proseguirà col barocco. In 20 questa balaustra c’è un piedistallo molto schiacciato, per conferire al corrimano una continuità col cornicione. Antonio da Sangallo il Giovane E’ una di quelle famiglie che sembrano fatte apposta per fare impazzire gli studenti di Architettura. I principali esponenti sono stati Giuliano da Sangallo, Antonio da Sangallo giovane e vecchio. Erano una stirpe di scalpellini che avevano da sempre uno stretto rapporto con l’architettura, e fanno in questo periodo un “salto di qualità”. Antonio da Sangallo nel 1520 gestisce la fabbrica di San Pietro, dove trovate un modello lungo 7metri, il suo testamento architettonico, inutile tentativo di bloccare al progetto la costruzione della chiesa. Palazzo della Zecca Lo schema dell’arco trionfale può essere sottoposto a delle modifiche interessanti. Viene alzato con un bugnato, come un palazzo civile, ma essendo sempre un edificio pubblico per rendererlo maggiormente utilizza una schema d’arco trionfale, con varie finestrature ed oculi, una muratura isogona, un ritmo che si sussegue, una piattabanda all’antica e, molto importante, la curvatura della facciata, con la direttrice curvante definita dalla via che viene davanti alla facciata, come se questa avesse la forza di piegarla. Se fosse uno specchio avrebbe la forza di riflettere due punti molto importanti, Castel Sant’Angelo e la loggia papale, e dall’altre parte la vista andrebbe a sbattere contro la Chiesa dei fiorentini. L’edificio definisce quindi un triangolo che lega la rocca del papa, la sua zecca e la chiesa dei fiorentini. Palazzo Farnese, Roma E’ un’operazione molto interessante dal punto di vista urbanistico, che permette al committente di comunicare la potenza della propria stirpe. Oltre a comprare le case per rifare l’isolato (in quanto il palazzo dell’ecclesiastico che occupava il lotto non era sufficientemente decoroso), compra tutte le case in fronte (tipiche del centro storico con strade contorte) per abbatterle e produrre la piazza, oltre la via dei Baullari (congiungente la villa con la via papale (che collegava SanPietro al Campidoglio), ed attraversandola è possibile imbattersi visivamente nel palazzo. Il cortile interno ha tre ordini sovrapposti, nella scia della tradizione fiorentina. Il bugnato scompare dalle facciate e si rifugia nei “punti forti” (spigoli e portale), sono le proporzioni, le decorazioni e le finestre a fare l’architettura. Importante l’assenza dell’ordine architettonico nelle componenti verticali, mentre nelle trabeazioni orizzontali possiamo riscontrarli. Non è stato concluso da lui, ma anche da Michelangelo. Fondamentale la dimensione grandiosa del cornicione, ideata dal Michelangelo scultore, che voleva un grande cappello ad un palazzo così imponente, tanto da richiedere una prova in legno 1:1 per valutarne l’effetto estetico. E’ uno schema che in molti vorranno imitare nel mondo ed omaggiare. Le finestre sono inginocchiate con mensole, al primo piano vi sono finestre coll’ordine che crea un’edicola sottostante, e timpani alternati e curvilinei, una finestra centrale tarda con colonne libere, ed al piano superiore un’invenzione michelangiolesca, con un ordine che sostiene un dado di trabeazione e timpano che sostiene la cornice frontale. Baldassare Peruzzi Era un pittore, come Raffaello e Bramante, come gli architetti che partono dal disegno e dal colore. I suoi disegni ci mostrano una capacità sorprendente di utilizzare la prospettiva, per indagare la spazialità architettonica, in quanto la capacità di rendere le tre dimensioni per un architetto è fondamentale. In questo disegno della fabbrica di SanPietro non solo fa la prospettiva, ma anche uno spaccato, per indagare quello che succede all’interno di uno spazio inedito, impostato da Bramante e che loro stavano “tirando su”. Peruzzi riporta 21 l’idea alla croce greca, alla perfezione dei 4 bracci uguali, con 4 cupoline con deambulatori, con percorso a quadrato rispetto alla cupola centrale. Poi un grande portico diptero molto complesso proprio difronte alla facciata. Palazzo Savelli, poi Orsini, al teatro di Marcello In passato gli archi erano stati tamponati (sono stati svuotati da architetti fascisti), ed una famiglia nobile aveva “conquistato” l’ultimo piano, comprando le varie case, riunite in un palazzo. Questo luogo è ultimo esempio ancora esistente di ordine dorico con metope e dentelli, e l’architetto deve creare una facciata in curva, convessa. E’ stata un’esperienza di stimolo per costruire il palazzo di Massimo alle colonne (detto così per i resti romani sul retro), dove erano due case in un flesso della strada. Nei primi progetti si tenta di mantenere questo spigolo, e poi viene creata una curva, una lamina metallica che si flette. Abbiamo nel giro di pochi anni un’esplorazione di tutte le possibilità compositive. Giulio Pippi Romano, allievo di Raffaello Grande disegnatore e pittore, che si presta all’architettura. Il suo carattere un po’ burlesco, amante dell’esagerazione (quello che chiameremmo grottesco), porta alle estreme conseguenze il linguaggio del rinascimento. Questa facciata ha una potenza e una voglia di esprimere maggiore, vuole esprimere la robustezza, ed è disegnata per la città di Mantova, per rendere l’idea di forza e salvezza della città. Utilizza lo schema dell’arco di Trionfo coll’ordine dorico che inquadra un ordine minore, con “camini” e nicchie. Un bugnato così prepotente che il concio di volta si infila nell’architrave, è un ordine dorico molto contratto con nervature attaccate. Restano le gutte, come simbolo dell’eliminazione di una parte, formando una cornice architravata o contratta. Seguendo le variazioni sul tema c’è una compenetrazione fra loro di ordine e muro, anche i dischi del dorico sono formati da colonne cinghiate. C’è una muratura in cui il concetto di texture [tessitura] viene esplorato, con un uso del bugnato mai visto nell’antichità, ed i conci che hanno la capacità di essere sporgenti e creare notevoli effetti. Palazzo Te a Mantova Giulio Romano combina degli “scherzi”… Un’architettura con travata ritmica, con finestre serliane ed ordini più piccoli e grandi che vanno a sbattere, senza incastro (contro il consigli del maestro). Recepisce e porta all’estremo la capacità di frammistione. Questo gli ritorna utile ad esempio lavorando per i Gonzaga, dove utilizza un’architettura di grande magniloquenza senza essere pomposa e noiosa, dove accetta tutti i problemi di asimmetria. Ritroviamo la sua influenza in un altro palazzo lontano geograficamente, nel palazzo di Carlo V a Grenada, con un cortile circolare dentro un palazzo quadrato. Ipotizziamo questo travaso culturale grazie a delle ricerche storiche, che hanno individuato in ambasciatori conoscenti di Giulio Romano, che pare abbia inviato il disegno, poi eseguito in loco con piccole differenze, con bugnatoni e scompensi d’ordine. Palais du Luxembourg L’architettura gira in Europa anche a cavallo di sovrani, come quando una Medici si lega col re francese. Questo porta in Francia una ventata di stile italiano, dagli interni all’architettura, anche a Fontainebleau. Sebastiano Serlio è l’autore del primo trattato di architettura del primo ‘500. Qui per la prima volta si consente ad un autore moderno di pubblicare immagini relative ad edifici nuovi, mentre il Vitruvio sarà illustrato solo nel rinascimento dal Cesariano. C’è un trattato del ‘400 con molte figure, Sforzinda del Filerete ma è un manoscritto, che viene trascritto. Sebastiano Serlio inizia a pubblicare tante tavole e libri, e poi incontreremo altri due personaggi molto importanti, Jacopo Barozzi da Vignola ed il Palladio. La possibilità di riconoscersi tutti in questa lingua permette ad un edificio di essere progettato in modo totalmente avulso dalla tradizione locale, come 22 avviene in Spagna per volere di Filippo II, El Escorial a Madrid, in onore del santo dell’onomastico di una sua grande vittoria militare, il X Agosto, San Lorenzo. Gli architetti sono Juan Bautista de Toledo e per la maggior parte Juan de Herrera. Tutto è strutturato sul sistema della griglia, o della graticola, in quanto metaforicamente si vuole evocare la morte di San Lorenzo. Dopo il cortile d’onore una chiesa in posizione preminente, con due campanili, coll’arco inquadrato fra l’ordine, con tetti aguzzi in omaggio all’architettura delle Fiandre (di cui Carlo V era regnante), e la cupola particolarmente italiana (tutti i grandi artisti italiani hanno dato dei pareri e dei consigli per questa cupola). Questi re hanno bisogno di sentirsi legittimati ed aggiornati, e l’edificio, una via di mezzo tra un monastero ed una caserma, è tipico della controriforma, sobrio e severo, testimone dell’incontro fra cristianità cattolica ed esaltazione del potere assoluto del monarca. Michelangelo E’ un grande che fa un po’ caso a sé in tutto questo periodo. Riprende il linguaggio universale iniziato da Bramante, e quando dalla scultura passa ad interessarsi all’architettura lascia sempre trasparire l’interesse per la plasticità delle forme, ed una volontà di esplorazione, verso nuove capacità espressive. La proposta per la chiesa di San Lorenzo è particolarmente provocatoria, perché nega lo “skyline” tipico della chiesa cristiana, delle tre navate. Ha una facciata a schermo, simile a quella di un teatro all’antica, e l’unico elemento anticipatore della struttura è il timpano triangolare sopra la parte centrale. E’ un arco centrale con tentativo di sovrapposizione dei due ordini, e gioca sull’ambiguità di questo piano attico col piedistallo. Ha due campate binate strette, al centro 4 colonne che sostengono la parte coperta dal timpano. Altre cose curiose sono i granchi occhi rotondi, non bucature ma specchiature, per “carpire” una superficie che sarebbe altrimenti muta e statica. E’ un atteggiamento non conformista, come nelle altre opere fiorentine, dove proprio a San Lorenzo realizza una nuova sagrestia, in forma di cartella quadrata ma con diverso linguaggio architettonico rispetto al Brunelleschi. Circonda gli archi con un ordine diretto, che va ad inquadrare delle finestre, con i pennacchi negati nell’ambiente principale. Invenzioni sono le mensole, e la nicchia, ed altri elementi di interruzione. Nella biblioteca Laurenziana l’ambiente è diviso in due: un ricetto, o vestibolo, per introdurre lo spettatore nella sala della biblioteca, prima della quale c’è una lunga scala che conduce alla biblioteca con sedili disegnati dallo stesso Michelangelo. Vuole quasi esaltare la verticalità delle pareti su chi entra, con un controsenso statico evidente, delle colonne incassate nel muro per sostenere una cornice appoggiata al muro. Le due mensolone sottostanti poi sono in fuori rispetto alla colonna, come non hanno senso i capitelli quasi corinzi privati delle foglie, una versione spoglia, sintetica e stilizzata del capitello. C’è un processo di riduzione, di astrazione, che ci fa pensare che Michelangelo sta facendo un’operazione sempre molto concettuale, volendo indicarci coppie di quelle infinite colonne che compongono il muro, e enucleandole dal nulla. Come nella scultura, dove la figura sta dentro il blocco di pietra, concezione riferita al neoplatonismo. Questa concezione del mondo antico dove le idee sono la cosa più importante che non può essere raggiunta dall’uomo se non attraverso le ombre, insomma un mondo divino ed un mondo terreno, idee che a cascata trovano una forma non perfetta nella realtà, un’ideologia molto adatta ad essere traslata nel cristianesimo, come doverosa sottomissione e riconoscimento della propria imperfezione difronte all’onnipotenza divina. Molte sculture “non finite” di Michelangelo vogliono appunto esprimere un tentativo di liberazione dalla pietra, non finita e quasi sbozzata, un’immagine che vuole “uscire” ma non potrà mai uscire del tutto. Un’immagine molto lontana dalla plausibilità statica dell’architettura, con martello e scalpello ha cavato quelle colonne, e fa architettura come faceva scultura, con le stesse ideologia. La scala è un capolavoro dell’architettura in movimento, quasi pre-barocca, con decorazioni molto movimentate. Questo forse perché il modello inviato da Michelangelo su dorso di mulo era fatto di cera ed ha compiuto il 23 viaggio in una calda giornata (sic…) e potete immaginare come sia giunto a destinazione. Il disegno diventa una stratificazione di segni, quasi incomprensibile, per il carattere stesso di Michelangelo, come per il Campidoglio, esempio di architetture che sono spesso eseguite da altre persone. Michelangelo ha realizzato solo la scala, il basamento della statua, ed una sola campata di un palazzo. Abbiamo pertanto poche architetture michelangiolesche seguite dall’autore, ma realizzate sempre in base a disegni. Questa piazza realizzata in base ad una struttura a trapezio, con edificio principale ed edifici gemelli sui lati, è per chi sale più grande e grandioso, mentre per chi scende si realizza una prospettiva accelerata che fa sembra più slungata piazza. Stessa struttura ed accorgimento prospettico che troviamo a Pienza, dove la chiesa è nella stessa collocazione del palazzo principale per essere magnificata. Ultima notazione sulla piazza: per il palazzo senatorile c’è la soluzione bramantesca, per i palazzi laterali abbiamo la compenetrazioni degli ordini. Il tutto è ordinato da Paolo III, che vuol far capire la sua posizione da sovrano assoluto, ed l’amministrazione viene gestito a suo nome dal senato. La statua di Marco Aurelio fa ricordare (statua salvatisi in quanto creduta di Costantino, l’imperatore della donazione su cui si imposta tutto il potere temporale di un dittatore considerato guida-spirituale) è un monito molto evidente, anche per il fatto di essere stato costruito dallo stesso architetto di San Pietro. L’architettura veicola messaggi sempre molto forti ed autoritari, è un fatto di propaganda, in un programma preciso del committente che richiede una certa immagine. Michelangelo è comunque sempre capace di far valere le sue scelte artistiche sui Papi, con situazioni molto difficoltose a causa del carattere dell’artista, che si considerava un pari dello stesso papa. Per Porta Pia realizza un’insieme di invenzione, all’entrata della Nomentana. La forma della porta è un arco trapezoidale, con concio in chiave che supera e fuoriesce, una cornice con gocce di triglifo gigantesche, un arco in mezzo al fregio, una sintassi fuori da qualsiasi canone, come accumulando l’una sopra l’altra delle licenze. Gli elementi sono combinati fra loro con un frasario completamente inedito, con richiami al dorico che è l’ordine più imponente, adatto per una porta militare. I merli sono un capolavoro, e sono trasformati quasi in soldati, come eterne sentinelle alla porta. Questi sono elementi che ritroveremo in tanti architetti del futuro, trasformandoli e cambiandoli. San Pietro è una fabbrica infinita, con i deambulatori passanti da Bramante a San Gallo, e ci si rende conto di non poter andare avanti per il costo della costruzione. Tutti i protestanti lamentano come prima cosa il costo esorbitante di questa chiesa, che sta drenando tutte le ricchezze del mondo per costruire una cosa inutile, un grandioso e sfarzoso tempio di una religione che dovrebbe prodigarsi ad aiutare i poveri. Il Papa dà mandato a Michelangelo di terminarlo quanto più velocemente e economicamente possibile, facendo demolire tutte le parti accessorie, e limitandosi al solo quadrato a croce greca. Nel progetto di SanGallo poi, per mantenere gli ordini ad una scala umana n’erano necessari 4 o 5, invece Michelangelo utilizza un ordine gigante più un attico, e pratica degli smussi diagonali esterni per dare una maggiore continuità esteriore. Il consueto rapporto fra piedistallo dell’ordine e balaustra è mantenuto, a scapito del dimensionamento umano (con un balcone sovradimensionato a chi nessuno potrà mai affacciarsi a causa dell’altezza del bancale). Con quest’opera si inaugura una stagione dell’architettura con una capacità di andare dal micro al macro senza difficoltà, ma perdendo quel rapporto colla figura umana che aveva fin dalla Grecia Antica, ed era stata recuperato col rinascimento. Facendo questo interpreta molto bene il programma di grandiosità dei papi, dovendo ridurre i costi, ma non la magnificenza. Con Michelangelo, essendo stato “canonizzato” dal Vasari, come padre incorrotto di corrotti figli, si provoca una sorta “d’interruzione” per anni dell’arte europea dovuta all’ammirazione del maestro, dando avvio al manierismo (termine generico e negativo, ora usato come termine di comodo, non adatto alla realtà). 24 Jacopo Barozzi da Vignola lascia un progetto per coprire la cattedrale di San Petronio con forme gotiche, anche se con molto sentimento classicistico. Per il Portico dei Banchi sull’altro lato della Piazza, ripropone il foro romano, con un ordine gigante, archi di due misure, megaattico, una soluzione all’antica per far convivere diversi stili nella piazza Centrale di Bologna. Nel famoso progetto per Villa Giulia sfrutta la giacitura non orizzontale per la definizione prospettica, una condensazione delle masse al centro, ed un “diradamento sui lati”, dove sarebbero dovuti essere realizzati dei prolungamenti, di tradizione SanGallesca e Bramante-Raffaellasca. Abbiamo un bugnato concentrato sul portale, e sopra l’invenzione della nicchia-finestra. Queste cimase vengono dall’antico, e vediamo una doppia voluta. Nel retro troviamo sempre un cortile circolare, che il Vignola taglia in due, creando un’architettura che si trasforma in quella dei giardini. Palazzo di Carnarola E’ un palazzo per Alessandro Farnese, pentagonale con cortile circolare, dove si applica lo schema SanGallesco, con archi inquadrati dall’ordine e piazza trapezoidale, come al campidoglio. L’ovale michelangiolesco è sostituito dalle le due rampe costituenti un cerchio, idem per la scala del Bramante, con citazione della scalinata panoramica di metà cerchio concavo, e metà convessa, qui realizzata molto in piccolo. Nella scala interna di Caprarola, Vignola raddoppia i sostegni in uno dei baluardi laterali, con dei dentelli ripresi dal teatro di marcello, e le metope diventano i gigli del committente. Due importanti opere del Vignola Costruisce un palazzo non terminato a Piacenza, una grande casa per i duchi di Parma e Piacenza, subentrando al precedente Ciotto. Questa sezione mostra un aspetto inedito, ovvero la presenza di un teatro nel cortile (anche la papale Villa Giulia riprende il motivo), un vero e proprio teatro all’antica, con un portico a summa gradazione (sul gradino più alto della cava), colonne binate di ordine corinzio che proseguono per tutto il cortile, poi degli smussi diagonali. La soluzione Bramantesca propone l’alternanza di settori trabeati (magari con nicchie) ed archi, ottenendo una variazione di ritmo, una travata ritmica. Il passo avanti del Vignola è (nel teatro di pianta semi-elissoide, o meglio un ovale non trattandosi analiticamente di un’ellisse, teatro dalla forma di un quadrato con angoli smussati e sul davanti il teatro) è creare una continuità della travata ritmica senza interruzioni, dando su tutto il confine da una continuità di ritmo, con un binato che inquadra alternativamente archi e settori pieni. Questo modo di comporre dà il segno di come il ‘500 arriva ad una piena maturazione del rinascimento romano e cerca di considerarlo all’interno delle proprie opere. Chiesa del Gesù, Roma In una chiesa che ebbe un successo straordinario, il Vignola ottiene la pianta sviluppandola esattamente utile alle esigenze liturgiche della tipica chiesa della contoriforma, e cercando di mettere ordine in tutte quelle problematiche che avevano generato il distacco. Ci sono molti movimenti che vogliono un restringimento dei costi, con fabbriche razionali e decorose, con poche concessioni all’ornamento e molte alla comodità ed alla fruibilità. I nuovi cistercensi potrebbero essere i Gesuiti, compagnia fondata da un signore spagnolo, che organizza una compagnia di uomini al diretto servizio del papa, una società molto cattolica riformista, con l’obbiettivo di “conquistare” le classi dirigenti dei vari paesi ad una più stretta osservanza dei principi evangelici, in un tempo di papi imperatori, con figli e nepotismi vari. Costruiscono la chiesa più importante del loro ordine a Roma, su consiglio del cardinale Farnese. E’ un’aula unica (senza tre navate), per avere un uditorio tutto riunito, con una visibilità totale dell’altare maggiore, perché tutti possano udire ed osservare la liturgia, senza rinunciare ad una cupola simbolica ed a un transetto (quasi inglobato nell’edificio). Goticamente poi osserviamo una compattazione del perimetro 25 esterno, senza rinunciare ad un’idea di centralità. Le piante a croce centrale, volendo rispettare la simbolicità della centralità, perdono molto spazio utile per contenere le masse. Alcuni progettano anche uno scassello per contenere l’altare, ma non è una soluzione utilizzata. Decide allora di compenetrare centralità e direzionalità, seguendo lo schema di San Pietro in Vaticano, garantendo la compresenza di centralità e longitudinalità, in una pianta sostanzialmente a croce greca, ma con un braccio allungato. Vignola inventa anche un’altra forma, un ovale, l’anamorfosi del cerchio per eccellenza, una forma che avrà discreta successo, un ovale con altare al termine, una cupola centrale ed un’articolazione degli spazi di varia natura. Viene utilizzato nel tempietto di Sant’Andrea sulla via Flaminia e per la Chiesa di Sant’Anna in Vaticano, e prende il nome di “ovale longitudinale”. Andrea Palladio E’ autore di un trattato molto più completo del Vignola (dove si indicavano solo proporzioni degli ordini per gli architetti inesperti, coi rilievi delle antichità romane, con le proporzioni e gli ornamenti corretti dei cinque ordini, con pochissimo testo. Inventa inoltra un rimedio per le unità di misura, che recupera in parte da Vitruvio, con un discorso di dimensioni assoluto basato sul modulo, che corrisponde sulle proporzioni di una colonna, in tavole quasi A3 che permettono una lettura chiarissima delle opere). Invece Palladio aumenta gli argomenti, in quanto l’architettura non si può ridurre agli ordini, comprendendo anche edilizia civile. Intitola poi la sua opera “I 4 libri dell’Architettura”, e dovendo abbassare i costi di stampa, la esegue con tavole non intagliate in rame, ma in legno (xilografie), meno precise ma molte meno costose, e che pertanto permettono una diffusione in tutta Europa. Una caratteristica è aver inserito le proprie opere nel trattato, magari risulta un po’ presuntuosa, ma è un ottimo modo per far vedere problemi quotidiani e soluzioni contingenti di architettura. Palladio viene scoperto da GianGiorgio Trissino, si erudisce ed acquisisce una consapevolezza intellettuale. Questo fatto gli permette il recupero di forme dall’antichità romana prestate alle costruzioni moderne, trasferendo tipologie antiche nate per altre funzioni, come scegliere di mettere il frontone di un tempio antico a decorazione principale di un palazzo civile, compiendo un’operazione “blasfema”: il fronte del Pantheon davanti ad una villa, nobilitando la casa dell’uomo con la tipologia della casa degli dei. Dà lì tutta l’architettura successiva non ne ha più potuto fare a meno di questa pratica, e per essere monumentale dovrà ricorrere a questo schema. Inserisce anche una scalinata, rialzando tutto il sistema con un podio, un’ascesa di valore simbolico e percettivo notevolissima. Nel Polesine, nella Villa Badoer, inserisce la villa padronale fra due ali a quarto di cerchio porticato, e crea una sorta di piazza davanti alla villa chiusa da un bel muro di cinta sul davanti. Utilizza le zone rustiche della villa per creare delle aree simmetriche che aiutano la composizione a risultare più grandiosa, con costi praticamente identici. Palladio ha una grande fortuna, e si trova in un ottimo periodo, in cui la nobiltà veneziana decide di acquistare terre e costruire palazzi e ville (in totale ne avrà costruite una quarantina, più altri edifici civili e religiosi a Vicenza e Venezia). A Villa Barbaro (dei fratelli Barbaro) a Maser, la scelta è identica. Oramai il commercio con l’oriente dà rendite sempre più ridotte, in quanto il traffico si sta spostando sull’atlantico e sul pacifico, con le scoperte di Magellano e Colombo che fanno bypassare i commercianti veneziani, ed inventano nuovi commerci ben più remunerativi. I veneziani diventano da commercianti marinari agricoltori sedentari, bisognosi di una villa che deve avere funzioni di rappresentanza, per esigenze della vita nobile nelle campagne, ma sia anche una villa funzionale, per garantire lo svolgimento delle funzioni della vita agricola. Palladio unifica sempre la parte di residenza con dei portici laterali, alle cui estremità ci sono dei strani frontespizi con meridiane, che formano una struttura triatica, utilizzando la simmetria ed il fronte templare tipico del Palladio. 26 La Rotonda Nella villa, che prende addirittura il nome dal Pantheon, i frontoni hanno la tipica immagine del pantheon, anche se sovra-alzati, c’è l’accesso ad un ambiente circolare coperto da cupola, che presenta tre gradoni all’esterno tipici di quell’architettura. La presenza di due assi di simmetria, con frontoni esattamente uguali. Collega il portico con un muro alla struttura, arcuato, sia per salvaguardare la colonna indipendente stilisticamente, e permettere staticamente di allentare il pronao e facendolo sostenere da un muro molto più solido. Rinuncia ai rustici, alle composizioni accessorie, in quanto la villa era molto vicina alla città, e nasce come belvedere più che come centro agricolo, e i pochi locali di servizio trovano posto nel piedistallo. Le chiese del Palladio si trovano tutte a Vicenza e Venezia. I palazzi… guardateveli! Palladio considera le conformazioni della chiesa cristiana a salienti, derivata delle tre navate, e la risolve con un’intersezione di ordini. Il frontone principale con un ordine “gigante” e colonne su piedistallo, ai lati un ordine secondario con modanature di trabeazione che passano sotto l’altro ordine. Crea una copertura senza rinunciare a mostrare i tre volumi, e risolvendo la facciata con due frontoni classicistici romani. La chiesa è visibilissima, quasi difronte a SanMarco. San GiorgioMaggiore, vicino ad un monastero, non è esattamente il primo esempio dove si utilizza questo schema, anche Bramante vicino a Roma, ed il Peruzzi a Carpi avevano utilizzato uno schema simile. Problema principale: l’altezza dei piedistalli stride un po’ con i piedistalli dell’ordine minore, insomma c’è una sofferenza nella differenza dei basamenti. Chiesa del Redentore E’ una chiesa risultante da un ex-voto fatto dal parlamento di Venezia per far terminare la peste, ed il tempio viene collocato al di là delle zattere sulla Giovecca. Una composizione che si presta ad essere vista in lontananza, con cupola e due campanili, ed i contrafforti binati, che annunciano la presenza all’interno di una volta a botte, come per Sant’Andrea a Mantova. Recupera ancora il pantheon con l’attico sopra il frontone, ed il gioco del triangolo viene ripetuto, creando quasi un secondo frontone sovrapposto. Poi con trucco visivo si risolve il problema del piedistallo: una scalinata che copre il problema, anche il portale viene nobilitato con un piccolo frontone di tempio greco. Sul lato ci sono delle finestre termali, utilizzate spesso dal Palladio, cappelle laterali inserite nel muro e dietro probabilmente un coro. L’annuncio dall’esterno è mantenuto all’interno. Per una richiesta precisa della committenza, una volta l’anno la nobiltà vuole recarci in processione, con un ponte di barche che solo nella terza domenica di luglio rende fruibile la vista sul davanti, essendo progettata per la visione frontale. I “nicchioni” ai lati della cupola permettevano ai notabili della repubblica di assistere con maggior agio alle funzioni. La centralità si ritrova nei tre absidi (uno descritto da colonne), che delineano tre zone distinte dalla chiesa, ma unite spazialmente, in uno spazio quadriconco come in SanPietro ma contratto, dove come Bramante utilizza le nicchie in diagonale. Anche lo spazio rettangolare ha un’esigenza di simmetria nella metà, definendo un secondo asse di simmetria (derivato dai pilastri maggiori agli estremi e sulla costruzione basata sul quadrato). Palladio va a portare regolarità e simmetria anche in organismi molto complessi, e tratta l’altare maggiore come fosse un palcoscenico da teatro. Sfruttando l’analogia fra chiesa e teatro molto antica, per un teatro per predicare. La teatralizzazione della liturgia cattolica, ben predisposta all’operazione dalle sue stesse caratteristiche, è uno dei grandi temi che avrà il suo apice nel barocco. 27 Barocco Siamo all’inizio del XVII° secolo, descrivendo un movimento che darà tantissimi spunti al ‘700, e come il gotico anche il barocco nasce con connotazioni negative. Ed anche in questo caso il significante è tramutato ai giorni nostri, diventano semplicemente connotativi. Dal punto di vista delle arti è digerito lo stimolo raffaellesco, e abbiamo lezioni magistrali su come fondere le varie arti. Molte volte si è appiattito il significato del barocco sul voler esaltare la committenza, in particolare la chiesa romana. Si può conoscerlo partendo da una triade, i cui componenti sono indicati dagli studiosi d’arte, come i principali esponenti del barocco romano: Pietro da Cortona, pittore ed architetto GianLorenzo Bernini, scultore, scenografo ed architetto Borromini Lapicida, scalpellino ed architetto Barocco deriva da un termine portoghese che indicava delle perle mostruose di conformazione irregolare, e starebbe alla base di un gusto basato sulla ricchezza ostentata, sullo sfarzo, definendone dei caratteri di fondo, come enfasi, eccesso, magniloquenza, retorica, etc… La teatralità è un fenomeno fondante del ‘600, dovendo nuovamente replicare agli argomenti della riforma e gli argomenti pauperistici, contro quelli del “santuarismo” e del “sontuosismo”. E’ un’opposizione che mina anche lo stesso mondo cattolico, ed anche nel barocco romano ci sono posizioni varie, qui maggiore gloria di Dio, qui più spirito evangelico. Gli artisti sono schierati, anche per profonda scelta personale. Da parte della chiesa viene forse adottata una posizione troppo facile, che vuole stupire il federe che attraverso l’impatto emotivo e vuole convincerlo che la dottrina cattolica è quella giusta, invece che fargli seguire un percorso individuale. Da molti studi recenti possiamo affermare che il barocco non sia stato solo un momento di propaganda, di controllo delle masse, ortodossia e dogmatismo. Pietro da Cortona Pietro Berrettini da Cortona si forma come pittore, arriva a Roma, ed in poco tempo avrà un grande successo grazie al cardinal Barberini, che poi diventa papa. All’interno di SanLuca, sindacato e scuola degli artisti, (dove ben presto Pietro diventa il principe e preside, di quella scuola) viene incaricato di ricostruire la chiesa appunto di SanLuca, affianco al Senato. SanLuca era l’evangelista pittore che avrebbe ritratto la Madonna dal vero, il santuario della beata vergine di SanLuca conterrebbe appunto un’immagine miracolosa, che possiedono originale solo altri 700 templi nel mondo(?). Durante gli scavi si trovano le reliquie di una martire cristiana, Santa Martina, fatto che fa cambiare nome alla chiesa, diventando la chiesa dei santi Luca e Martina. Utilizzando un’anamorforsi produce una facciata in travertino, con uno schermo che nasconde la struttura, e due ordini sovrapposti, come l’Alberti ma su due registri di uguale ampiezza. La particolarità è la curvatura della facciata, un flessione che viene quasi trattenuta dai piloni laterali, facendoci pensare che il muro di mattoni e travertino sia plastico e flessibile. Cortona deforma le componenti dell’ordine, a causa della curva molto complessa, con un infittimento della decorazione. Nelle lesene negli spigoli è un processo che in pianta determina la formazione di lesene ribattute, un sistema che crea giochi di luce, e tutta la trabeazione deve seguire un ritmo, con mezze lesene ai lati. E’ una decorazione estremamente costosa per un effetto molto raffinato, dove gioca dei muri come fossero delle membrane elastiche, un gioco non utilizzato solo nella facciata più costoso, ma utilizzato anche nelle murature meno nobili. Al centro svetta una nuova architettura, fra le antichità la modernità. Volendo dar maggiore importanza alla chiesa, si crea uno schermo a vento per farla credere più grande, Pietro da Cortona percepisce le murature allo stesso modo, ma per lui si piegano in qualsiasi punto della chiesa, per mostrare uno spazio vitale, un organismo vivente, come Leon Battista Alberti che definiva l’edificio come un “animal”. Anche se scompare l’ordine rimane la trabeazione, che corre a cingere tutta la fabbrica. La 28 cupola è un segnale visivo molto importante, estradossata, una cupola che mostra all’esterno l’andamento semi-sferico o semi-ellittico, una tradizione tipica della Roma del tempo. E’ un sistema molto più costoso di un tetto a falde, dovendo garantire un’ottima impermeabilità alla struttura, con lastre ed opere molto costose ed impegnative. Il tamburo è decorato con finestre ed edicole, una lesena con triglifi e gutte, dei fastigi sopra ogni campata (citazione di Porta Pia), insomma Cortona guarda tutti gli esempi precedenti. Cerca di creare qualcosa di nuovo, ed inserisce prepotentemente la curva. L’anamorfosi della pianta si realizza in una croce greca schiacciata sui fianchi, con i piloni che la trattengono, una croce greca con due grandi pressioni sui lati che hanno ridotto un lato, un tentativo di risolvere il solito conflitto centrale-longitudinale, per ottemperare ai precetti del consiglio di Trento. Santa Maria in Via Lata Si trova nel corso, che parte dall’Altare della Patria ed arriva al Campidoglio ed alla porta sulle mura. In un asse molto importante, è definita dal Cortona in maniera molto attenta al contesto urbano, come una facciata su due ordini di uguale ampiezza, che viene decorata con un frontone, decorato con un intero giro di trabeazione, un arco siriaco che fa girare completamente. Insomma filologia romana ma reinvezione continua, con tutte le possibili forme di colonna (ribattute, circolari), e tutto il possibile campionario verticale dell’ordine, più una trabeazione piana ed arcuata nella parte superiore. A causa della difficoltà di vedere la facciata, si crea una vibrazione percettibile dal passante, che vedendo già tante architetture importanti nella strada sarebbe distratto. La chiesa cattura lo sguardo e cattura il passante. Il portico d’ingresso sostiene una loggia delle benedizioni. La piccola chiesa di Santa Maria della Pace Nella chiesa era presente un chiostro, prima opera di Bramante, deve ricostruire la facciata, la sua posizione è un po’ scarificata all’interno di un bivio, e si trova al centro della biforcazione. Si deve conservare l’impianto, ma pensa in grande: non risolve solo la facciata, ma anche lo snodo: decide di far sporgere la facciata della chiesa con un portico semicircolare, che cattura parte della piazza antistante, tratta tutta la facciata della chiesa come elemento della composizione, con delle ali leggermente in curva, come se la facciata venisse in fuori da una sorta di piazza ad esedra. Abbatte delle porzioni di casa all’incrocio, crea una piazzetta trapedoizale, ed inserisce gli imbocchi delle strade nascosti nei portici, ripropone in piccolo un apparato monumentale, all’interno troviamo una fronte convessa trattenuta da piloni angolari. Poi licenze molto ardite, come trabeazione interrotta dalla cornice che scende per far posto allo stemma papale, due frontoni insieme, un lineare ed uno arcuato. Lo schema teatrale riscatta la posizione della chiesa, che darà suggerimenti importanti in vari luoghi. Francesco Borromini Luganese e Ticinese, scende a Milano, diventa uno scalpellino dell’opera del Duomo, dove si trova a scolpire in stile gotico, poi a Roma entra anche nel cantiere di San Pietro. Da lì entra in contatto con la committenza più importante, e una delle prime opere che realizza è una scala a palazzo Barberini, schiacciata sulla figura dell’ovale. Ci sono due scale nel palazzo, una a pianta quadrata del Bernini (l’architetto di famiglia) per il capo laico della famiglia, e questa ovale per la parte religiosa. Questo perché in tutte le famiglie il primogenito proseguiva la dinastia, ed il secondogenito entrava nel clero per fare gli interessi della famiglia. Borromini inizia ad avere dei grossi problemi col Bernini (che accorgendosi delle qualità del luganese nel disegno, lo porta a lavorare con lui), molto più “esperto”, ed i primi dissidi sono per questioni anche economiche, in quanto il Borromini voleva maggiori retribuzioni nel sub-appalto. Incarnano due modi diversi di percepire l’arte e l’architettura, Borromini soffre l’esistenza in maniera più profonda e partecipante dal 29 punto di vista più esistenziale, con una religiosità più profonda e sofferta, e posizioni più protestanti, e preferisce quindi accettare incarichi da ordini meno ricchi e più evangelici. Bernini invece lavora per ordini più trionfanti, cardinali e compagnie varie. Una di queste arriva addirittura ad avere un altare costruito in oro e lapislazzuli, il più prezioso al mondo, dedicato a Sant’Ignazio, prodotto del desiderio dei potenti di cavalcare il movimento per avere un ritorno d’immagine. Borromini cerca di sfuggire a queste pratiche e detenere una religiosità più profonda. Disegna con una tecnica a grafite, con righe di “matita”, un segno sottile e preciso, segno di una manualità straordinaria, e studia soluzioni alternative sullo stesso foglio, quasi realizzando una sovrapposizione di lucidi sullo stesso. Convento dei Trinitari Spagnoli Si trova in un lotto significativo, con poca area edificabile e pochi soldi a disposizione, per costruirvi una chiesa, un chiostro, un giardino, un monastero e relativa biblioteca. Borromini decide di porre la chiesa sulla via principale, come l’ingresso del monastero, un monastero su più livelli e all’ultimo la biblioteca. Un chiostrino completa l’insieme. C’è un impianto ovale di fondo, che corrisponde alla cupola, delle cappelle di ingresso e per l’altare maggiore, e delle cappelle absidali laterali, colonne di sostegno centrale negli spigoli, colonne a ¾ , ripetute nell’ordine anche negli absidi, definite da un sistema rettangolare concentrico che definisce le otto colonne, con due assi di simmetria definiti da due triangoli equilateri, come facevano gli architetti gotici, che definiscono un rombo dall’ingresso all’altare. Più un lanternino ovale ed una cupola bramantesca, che completa la chiesa costruita sulla figura di fondo generatrice, una croce greca con absidi circolari esterni, compressa lateralmente. C’è una maggiore organicità dello spazio di risulta, ed aggiunge all’esterno una facciata con un gesto ad onda, con andamento concavo, convesso, concavo, che segue l’andamento della pianta. La chiesa è chiamata anche SanCarlino alle quattro fontane (appunto per le dimensioni), ed ha un chiostro il cui andamento ritmico è parente del Vignola. Si fa un altro passetto successivo, con una travata ritmica continua non interrotta, che crea in pianta una curvatura ad arco di cerchio che gli permette di risolvere un problema compositivo. Se rispettate